Nobili decadute: l’Acr Messina cerca il rilancio ma non ha risorse

La querelle sull'allenatore, Ciccio Cozza ex della Reggina, ha condizionato le scelte di una società nuova a corto sia di liquidi che di idee

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(134 articoli pubblicati)
acr messina

Sembra ieri: il Messina vince a San   Siro contro il Milan di Ancelotti, prossimo finalista Champions (segnano Giampà e Zampagna). 8.000 tifosi invadono lo stadio Meazza e  certificano pazzi di gioia che l'ACR è in serie A da protagonista! Pochi immaginano che quello, invece che l'inizio di una favola, sia l'inizio della fine di un giocattolo (che quell'anno con il presidente Franza arriva addirittura al settimo posto)  troppo bello per essere vero. In poco tempo arrivarono due retrocessioni in B  (con un ripescaggio), e poi la scomparsa della squadra con la gestione completamente scellerata della famiglia  proprietaria da sempre dei traghetti privati che solcano lo Stretto.

La serie D, dalla quale si ripartì, fu uno stillicidio di presidenti truffaldini e di maneggioni molto pericolosi che portarono a una illusoria doppia promozione dalla D alla Lega Pro (dopo 5 anni di calvario). Sembrava un nuovo inizio, ma poi la gestione Lo Monaco, nebulosa a dir poco, portò alla retrocessione in  Serie D con gli odiati cugini della Reggina ai play off.

Un miracoloso ripescaggio e una nuova proprietà, che nemmeno osiamo nominare,  portò al definitivo sfacelo con l'arrivo di  Proto che non mise un solo soldo nei suoi mesi di gestione, prese gli incassi delle partite (vedi Catania)  e vanificò la miracolosa salvezza targata Lucarelli compiendo l'ultimo furto con destrezza: prese i soldi degli abbonamenti dei tifosi e non li ha mai restituiti (se non in qualche caso) ben conscio che il Messina, pieno di debiti, non si sarebbe mai salvato.

La buona fede dei tifosi è stata in questo decennio tradita e,  di nuovo finiti in  D, hanno subito anche l'umiliazione dell'ultimo posto nell'ultima annata  in una stagione poi raddrizzata dall'avvento dell'ottimo tecnico Giacomo  Modica che ha riportato bel gioco e un po di entusiasmo anche se non è riuscito a centrare i play off (a causa di un inizio disastroso).

Il neo presidente è l'imprenditore Sciotto, sicuramente più adatto per disponibilità economiche a società di categorie nettamente inferiori che ha sperperato denaro proprio con l'ennesima gestione folle e con una presunzione tipica del messinese che pensa di sapere ogni cosa su tutto e poi si scontra con realtà più serie e organizzate.

Modica, che sembrava il profilo di allenatore ideale voleva riconfermare la base della squadra della scorsa stagione, e se ne è andato dopo una farsesca conferenza stampa con il presidente Sciotto che l'aveva confermato sbattendo la porta e accordandosi con un'altra squadra. Era stato preso come allenatore il validissimo Ciccio  Cozza, inviso alla tifoseria perchè ex Reggina. 

Sarebbe stata una scelta saggia, conoscendo la serietà dell'ex capitano amaranto, ma una società debole come quella attuale sta cercando di fare dietrofront prendendo il bravo Roselli, che non conosce per nulla la categoria, quindi ben più di un azzardo. Il problema è che non esiste un parco giocatori da cui partire.  Sarà l'ennesimo anno zero e i  tifosi vorrebbero che Sciotto si faccia da parte. La verità è che l'imprenditore  è stato l'unico che ha messo veri soldi per prendere la squadra quando è fallita.

Alle viste nuovi sciacalli aleggiano sullo Stretto con proposte improponibili di partnership.   Tutta aria fritta ovviamente, è necessario dirlo. Anche la fusione con la neopromossa C. di  Messina, che sembrava certa, non è andata a buon fine, mentre il  Camaro, che sta in Eccellenza, ha ricostruito uno storico stadio cittadino, il "Marullo" di Bisconte ha voglia di prendere il posto delle prime due, ma non la sufficiente forza economica.

Purtroppo il "divide et impera" che vige nella città dello Stretto, nonostante l'impegno del pittoresco neo sindaco De Luca, porterà a una stagione di pura sofferenza. In questo caso la mancanza di novità potrebbe portare alla definitiva sparizione del calcio peloritano che vede nella serie D giocata non su un campo di calcio ma di prigionia. E sarebbe un peccato grave, pensando a  quella notte di San Siro del 2005.

Giacomo Modica
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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