Nelson e Ruben Semedo: irmaos?

Ironica dissertazione su una coppia che, a dir poco, scoppia.

di Vincenzo Poti
Vincenzo Poti
(6 articoli pubblicati)
Nelsinho

In quanto figlio unico, le coppie di fratelli nel calcio hanno sempre esercitato su di me un certo fascino. Cosa si prova ad essere  "quello scarso"? Come ci si sente a vestire la stessa maglia della persona geneticamente più simile a sé? Per chi tifa un padre, invece, in uno scontro tra i propri Eteocle e Polinice, tra Thor e Loki, tra Fabio e Rafael? O peggio, chi subirebbe più tunnel in un testa a testa tra Thiago e Rafinha Alcantara? E quanti dubbi affollano la mia mente se penso al trio Pogba o agli Hazard...

Ma la domanda delle domande per un figlio unico che guarda decine di fratelli scorrazzare sull'erbetta cercando di imitare i De Boer ma finendo per assomigliare agli Halilovic è: chi avrà fermato più volte Fabio Sturgeon tra Nelson e Ruben Semedo quando ancora militavano in Primeira Liga prima di approdare nella massima serie spagnola? Sembrerà strano, ma questo è un off topic a tutti gli effetti dal momento che i due portoghesi di origini capoverdiane non sono affatto irmaos. Lo so, scoprirlo così fa davvero male. I soli 139 giorni che intercorrono tra la nascita dello scattante terzino blaugrana e quella dell'imponente nostromo del submarino amarillo spazzano via l'ipotesi e la speranza che i due discendano dalla stessa madre, a meno che quest'ultima non abbia tempi di gestazione ovini.

"Quello forte" pare essere Nelson, passato un anno fa al Barcellona per 30 milioni  di euro dopo aver militato nell'amato Benfica, ma il più lodevole è sicuramente il rasta Ruben che lega, invece, la sua carriera alla sponda bianco-verde di Lisbona, pur avendo dichiarato, con la candida ingenuità tipica anche degli sviluppi successivi della sua esistenza, appena giunto allo Sporting nel 2011, di essere un tifoso sfegatato del Benfica stesso: geniale. Il sommo oratore, come suo fratello (ops), arriva in Liga un anno fa e ci mette poco a farsi riconoscere anche oltre la Raya. Nel febbraio scorso, infatti, come per iniziare il cammino quaresimale al meglio, rapisce insieme al suo “brain trust” un uomo in quel di Valencia portandolo nella sua dimora che per qualche giorno si trasforma nella copia conforme dell’ESMA di Videla: al malcapitato, picchiato e minacciato, vengono estorte le chiavi della propria abitazione, immediatamente svaligiata dai predoni lusitani. Denunciato ed incarcerato, Ruben, dopo aver pagato la cauzione, esce di prigione solo pochi giorni fa rimanendo soggetto ad un’ordinanza restrittiva che gli impedisce di avvicinarsi a meno di 300 metri dalla sua vittima, distanza sufficiente a lasciare indietro lui, ma probabilmente non Nelson, ben più veloce del suo omonimo.

La rapidità del presunto erede di Dani Alves, tuttavia, non caratterizza solo il suo scatto ma anche la sua capacità di ambientamento, o forse di demarcazione territoriale. Infatti, proprio il nostro “Semedo maggiore” è riuscito, appena arrivato in Catalogna, a litigare con Neymar, forse colpito duro in allenamento a causa di un arabesque mal riuscito da parte di Nelsinho che, però, appena saputo del trasferimento al PSG del brasiliano, ha dichiarato, con un’innocenza a questo punto “familiare”, di essere molto dispiaciuto per questa cessione di cui solo lui in squadra non era al corrente. Maschio alfa.

Ora capite perché la mia mente non poteva fare a meno di associare i due, di definirli sangue dello stesso sangue, di pensarli come un duo iconico che, unito, avrebbe fatto la fortuna delle retroguardie di mezza Europa grazie ai principi insiti nel loro cognome: moderazione, gentilezza e rispetto delle regole. Ma come Dino e Roberto Baggio sono destinati a rimanere separati, due astri in un cielo che pare esistere solo per loro.

Elegante
Fonte: l'autore Vincenzo Poti

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