Nel calcio non ci deve essere posto per il fascismo

Dopo quanto accaduto nelle ore precedenti la sfida tra Lazio e Milan in coppa Italia è doveroso fermarsi a riflettere per qualche secondo.

di Federico Ruggeri
Federico Ruggeri
(12 articoli pubblicati)
Striscione ultras Lazio

Nel calcio non c’è posto per il fascismo.  Quanto detto potrebbe essere una banalità, il movimento fondato da Mussolini non dovrebbe trovare radici in nessun ambiente democratico ma a quanto pare i fatti  accaduti prima della sfida tra Lazio e Milan ci costringono a tornare, nuovamente, a parlare di un interdipendenza mai del tutto scomparsa tra le camicie nere ed il mondo del pallone. Siamo agli inizi degli anni ‘30 ed il capo supremo del partito fascista, Benito Mussolini, si chiede cosa possa ulteriormente accrescere la visione esterna ed interna al paese della grandezza degli Italiani. L’idea ricade sullo sport, sempre caro al Duce, che rintraccia proprio nel calcio quel possibile motore trainante per unire il popolo, per creare una vera, nuova, epopea nazionale. È così che figure come Meazza ( il balilla) devono, nel suo intento, continuare quel segmento iniziato con Enea (protagonista assoluto del mito di Virgilio) più volte richiamato come simbolo della giovine Italia.

L’occasione perfetta diventa il campionato del mondo di calcio del 1934. Mussolini convince le altre nazioni ad assegnare il mondiale all'Italia ( vinto dai nostri giocatori, in mezzo ad un mare di polemiche). È in questo clima che la squadra diventa l’emblema della nuova nazione e gli stadi (il littoriale di Bologna, piuttosto che il Benito Mussolini di Torino) non fanno altro che ricordare ed aumentare la suggestione nei confronti del regime consegnandogli  quel tono epico tanto agognato. Più volte all'interno delle nostre curve abbiamo assistito ad un’esaltazione insensata dei tempi che furono e che speriamo non tornino mai più. Sembra assurdo che ad ormai 70 anni ci sia ancora qualcuno che possa ritenere giusto esporre striscioni in onore ad un uomo che si rese partecipe dello sterminio di oltre 70 milioni di persone.

Non è questione di appartenenza politica, il fascismo non è politica è scelleratezza allo stato puro e chi ci crede non fa altro che rinnegare la propria libertà, donata con fatica e sangue da persone che mai avrebbero sognato di veder tornare in auge un’ideologia tanto orribile e meschina. Il calcio, lo sport, sono e devono essere ben altro. Ed è qui che lancio un appello a tutti i protagonisti che ogni giorno calcano quei prati: siate sempre voi l’esempio migliore per chi vi circonda.  Ed infine a voi, a tutti noi, che ogni giorno viviamo questi attimi di svago: abbiate la forza di dire basta, di screditare chi alza la voce per inneggiare ad un assassino, di fischiare chi ulula ad un ragazzo di colore, di applaudire quando questo si sente solo contro il mondo. Tutti insieme siamo più forti, non lasciate che 100 persone ormai perse diventino i protagonisti del vostro sogno, non lasciateli vincere, fategli capire che lo sport è unione, sfottò, goliardia ma che a tutto vi è un limite. Fatelo per voi stessi, fatelo per il vostro futuro, fatelo perché se no lo sforzo immane svolto per voi dai vostri nonni non sarà valso a niente ed allora sarete VOI i primi complici di questo vergognoso oltraggio al mondo. 

Fonte: l'autore Federico Ruggeri

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