Mou, il vate che non insegna più

Tra milioni di investimenti e una vita da separato in casa lo "Special One" non è più speciale

di Niccolò Severini
Niccolò Severini
(13 articoli pubblicati)
Josè Mourinho

L’ora era forse già arrivata. Ma l’alba è ancora molto distante. Josè Mourinho non è più l’allenatore del Manchester United. Che si sia dimesso o sia stato esonerato poco importa. Quel che è certo è la parabola discendente (quasi) senza fine del portoghese. Tre trofei a Old Trafford li ha pur portati, ma sono troppo pochi per giustificare gli investimenti. Soldi spesi quasi tutti da lui in prima persona, da buon manager di Premier League. Circa 500 milioni di euro per un’Europa League sono certamente troppi.
L’eliminazione in Champions contro un modesto Siviglia montelliano e le batoste prese dalle sue nemesi Guardiola e Conte in Premier e in FA Cup, nella scorsa stagione, hanno scritto la sua condanna.
 

PECCATO MORTALE - Sottoscritta dal gruppo Manchester United. Capofila: Paul Pogba. Il francese tornato in pompa magna dalla Juventus nel 2016 per oltre 100 milioni di euro non si è mai espresso con il vate di Setubal, spegnendo la sua fiamma fino a diventare un fuoco fatuo. Dal figliol prodigo che torna alla base, a gregario che può accomodarsi tranquillamente in panchina. Il tragitto è stato rovinoso. Il Polpo ha zoppicato da solo, tra una  ma il tecnico lo ha accompagnato a destinazione.
Se si sommano i quasi duecento milioni di Sanchez e Fred, tra acquisto e stipendio, il risultato è disastroso. Entrambi sono finiti a margine di un progetto di cui non sono nemmeno entrati a fare parte.
Averli cercati, voluti e presi il peccato mortale del portoghese. Sommati al malumore dello spogliatoio - vedere la voce gol e le prestazioni di Lukaku – hanno portato alla fine della storia.
La stagione probabilmente non sarebbe dovuta nemmeno partire, non ci sono mai state le condizioni per far esplodere la stagione dei Red Devils, e di tempo a luglio ce n’era per aggiustare le cose. Poco male per Mourinho: il divorzio gl’è fruttato quasi 30 milioni di euro.

 

E ORA? - L’aria di casa ha fatto bene nel 2013 a Mou quando è tornato al Chelsea. Al Real Madrid era finita più o meno nella stessa maniera: un rapporto logoro senza nessuno che avesse intenzione di fare il primo passo e separarsi. Chissà che, in una situazione simile, non svegliare dal torpore un’altra casa. Magari tinteggiata di nerazzurro. Non sono i conti in tasca a Mourinho il motivo dell’addio, anche Pep spende molto per la parte blu di Manchester, ma la gestione di uno spogliatoio e un ambiente mai fatta con dovere. 

Fonte: l'autore Niccolò Severini

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1 COMMENTI

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  1. Shayan - 6 mesi

    È un allenatore bravo a gestire i giocatori soprattutto a livello mentale, dopo la prima stagione all’United li aveva già persi quasi tutti sotto questo punto di vista con una pessima gestione dello spogliatoio.

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