Mondiale a 48 squadre: una mossa geniale o disastrosa?

Nella nuova Coppa del Mondo le squadre saranno 48. Le

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
FIFA WC

Essere a un Mondiale, pur già sapendo di uscire ai gironi, è il sogno di tante piccole squadre. Un'occasione molto importante per mostrarsi al pubblico globale, per mettere in luce i propri giocatori, ma anche e soprattutto per convincere gli abitanti del mondo a venire a visitare le proprie città, spiagge, o più in generale i propri luoghi di interesse. Nel 2014 era stato il turno della Costa Rica, che tra lo stupore generale era riuscita a farsi strada fino a raggiungere i quarti di finali, eliminata solamente dal super para rigori olandese Tim Krul. Chissà che quest'anno non sia la volta di Panama, che offre molto di più di un semplice canale per le navi, oppure dell'Islanda, che vuole far emozionare di nuovo con il suo huhurlo primitivo ma contemporaneamente emozionante. Se in questa edizione le "cenerentole" possono essere due o tre, dal 2026 la possibilità di vedere rookie al Mondiale sarà nettamente maggiore, dato che tra otto anni, Usa, Messico e Canada ospiteranno sedici squadre in più. Questa è stata la decisione presa dai vertici della FIFA, tra cui chiaramente il presidente Gianni Infantino, vale a dire quella di aumentare il numero di partecipanti all'evento sportivo più seguito di tutto il pianeta. Gli aspetti positivi e negativi di questa scelta sono vari, ma si possono riassumere in due grandi punti: da un lato le "piccole" avranno più possibilità di esserci, ma dall'altro la qualità della competizione ne risentirà notevolmente. 

Ed è quest'ultimo il punto su cui dobbiamo concentrarci maggiormente se vogliamo parlare dell'argomento. Aumentare le squadre non solo permette alle nazionali meno forti di avere possibilità di qualificarsi, ma abbassa di molto il rischio di alcune big di rimanere a casa. Nazioni come l'Italia e l'Olanda in pieno ricambio generazionale sarebbero comunque probabilmente riuscite a qualificarsi a Russia 2018 se la regola fosse stata messa per iscritto prima. Inoltre, avere più team aumenterebbe anche gli incassi economici delle nazioni ospitanti, tanto che il trio pronto ad ospitare la Coppa tra otto anni promettono un fatturato di 14 miliardi di dollari, con un utile per la FIFA di ben 11 miliardi. Il confronto col Brasile, che aveva dato al "grande capo" solo 3 miliardi, è impietoso. Dal punto di vista meramente sportivo, però, la situazione non è così rosea. Portare il Mondiale a 48 squadre significherebbe, senza il minimo dubbio, abbassare la qualità generale. Per una competizione come questa, che già soffre il pressing di una competizione esaltante e ricca di talento come la Champions League, far partecipare più "cenerentole" non sarebbe un'idea così ben accolta dai broadcaster, che potrebbero ritrovarsi a trasmettere sulle loro reti match dall'interesse pressoché nullo come un possibile Nuova Zelanda-Honduras. O ancora peggio potremmo avere dei gironi che farebbero concorrenza a quello di quest'anno con Belgio, Inghilterra, Tunisia e soprattutto Panama. 

Se si vogliono aumentare gli incassi, questo d'altronde è l'obiettivo di un'azienda privata in un qualsiasi campo, si deve puntare prima di tutto su prodotti di gran qualità. Nel calcio, la Premier è utilizzabile come un gran esempio, perché i suoi contratti miliardari con le televisioni sono figli di grandi investimenti da parte delle squadre. Per avere il mix perfetto servirebbe trovare un punto d'equilibrio tra la sete per il denaro e la passione per lo sport. A quel punto saremmo tutti contenti. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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