Moise Kean e l’azzurro, un nome e un destino

L'attaccante della Juventus è pronto a debuttare con la maglia della Nazionale di Mancini

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(120 articoli pubblicati)
Italy U21 v England U21 - International

In una nazionale italiana che nella sfida contro il Portogallo ha ben figurato mostrando un buon gioco per oltre un'ora, il problema rimane però quello del goal.

E non è un problema banale dato che nel calcio se non si segna non si vince. Mancini appare giustamente fiducioso ed è ovvio avere sentimenti positivi verso una squadra volenterosa e che  negli ultimi mesi ha dimostrato di saper invertire la direzione di marcia.

La soluzione del problema goal potrebbe essere una vera e propria liberazione per gli azzurri. Nel calcio così come in altri aspetti l'avvento di un Messia capace di portare soluzioni improvvise è sempre arma a doppio taglio soprattutto perché in uno sport di squadra è il collettivo a dover essere il protagonista ed esaltare l'individualità e non il contrario.

Volendo però per un istante azzardare un gioco di parole si potrebbe dire che la Nazionale ha bisogno di un Mosè capace di guidarci verso la liberazione dal complesso della rete perduta. E un Mosè in verità lo abbiamo. Moise Kean porta nel nome un destino che piano piano sembra rivelare i piani segreti di un ragazzo predestinato.

Kean, che è rimasto alla Juventus nonostante le nutrita concorrenza nel reparto offensivo, dovrebbe trovare a gennaio un palcoscenico sul quale potersi esprimere da attore protagonista, un po' come accaduto (in parte) lo scorso anno a Verona.

Roberto Mancini ha comunque deciso di convocare il ragazzo per l'amichevole di martedì contro gli USA. Il motivo alla base di tale gesto è certamente la capacità di Moise di sfruttare le occasioni avute in questo avvio di stagione (in particolar modo con le nazionali giovanili).

Come noto il ragazzo nato nel 2000 ha già battuto diversi record di precocità e chissà che anche la maglia azzurra dei più grandi non possa ispirarlo. Non sappiamo se e quanto il Mancio vorrà utilizzarlo nella gara contro il team a stelle e strisce, però l'opportunità è di quelle ghiotte anche perché se Kean dovesse giocare si troverebbe di fronte un altro ragazzo classe 2000 molto interessante quel Timothy Weah (figlio del pallone d'oro George) che sfoggia passaporto americano e gioca nel PSG.

Weah - Kean sarebbe l'antipasto di una sfida destinata a ripetersi nelle prossime stagioni di Champions League, ma al momento i due ragazzi desiderosi di mettersi in mostra perché chiusi nei rispettivi club dovranno giocare al meglio le occasioni a loro concesse.

Kean è un attaccante che al pallone sa dare del tu e al quale non sembra dare fastidio il peso delle aspettative. Chiaramente il compito dei propri allenatori (di club e nazionale) è quello di gestirlo dal punto di vista tecnico ed umano.

Il talento è un dono che spesso scivola via spinto da venti di grandezza sognata che ancora non hanno avuto la solidità del campo e per questo non bisogna caricare di pressioni aggiuntive ragazzi che devono fare della gioventù un momento in cui sbagliare è propedeutico al futuro ma capire dagli errori deve essere la misura dei propri passi.

Il passaggio del Mar Rosso non è il compito che attende il nostro Moise, ma semplicemente egli deve scendere in campo con la consapevolezza di possedere doti importanti ma la cifra di ogni comportamento sul terreno di gioco deve essere la voglia  di divertirsi perché è con le azioni concrete che si conquista la fiducia del proprio "popolo".

Juventus Training Session
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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