Modena e Reggiana, due fallimenti conditi dall’astio verso il Sassuolo

Nel giro di un anno le due società emiliane sono fallite, dovendo ripartire da zero. Fallimenti diversi ma con un comune denominatore, l'odio verso il Sassuolo

di Stefano Bagni
Stefano Bagni
(16 articoli pubblicati)
Polemiche contro il Sassuolo

Vi ricordate la serafica affermazione di Carlo Tavecchio, Dopo il fallimento del Parma?  “Mai più casi Parma” – disse. Erano i giorni più bui della storia ducale, il fallimento, le partite in forse, il futuro ancora di più. Ma lui, il buon presidente della FIGC, si prodigava in promesse, per assicurarsi che il Parma la domenica scendesse in campo senza far saltare in aria la regolarità del suo bel campionato. Promesse uguali da Aic, Lega B e C (o Pro che dir si voglia), parole parole parole… al vento, ovviamente. Perchè poi è arrivato il caso Latina ed un susseguirsi di altri ''Parma''.

Proprio vicino alla città Ducale, nel giro di nemmeno un anno, si sono visti due fallimenti clamorosi e soprattutto di due società storiche, che rappresentano il calcio di due città ricche, come Modena e Reggio Emilia.

A Modena fu una lenta e terribile agonia che portò all'estromissione dei ''canarini'' durante lo svolgimento dello scorso campionato di Serie C. Un fallimento causato dalle scellerate gestioni della società, prima da parte del gruppo CPL Concordia e poi dall'ex procuratore campano, Antonio Caliendo. Il fallimento del Modena fece scalpore, soprattutto per il funerale fatto dai tifosi Gialloblù davanti allo stadio inesorabilmente chiuso durante le partite casalinghe. Immagini che girarono il mondo e diedero l'ennesimo segnale di quanto il nostro calcio fosse (e lo è tutt'ora) malato.

Dopo qualche mese, a pochi KM di distanza, più precisamente a Reggio Emilia, stanno vivendo la stessa situazione, anche se qui le cause sono un po' diverse, visto che il presidente italo-americano Mike Piazza, dopo aver sfiorato la promozione (sconfitta in semifinale contro il Siena a causa di un rigore all'ultimo secondo, che i commentatori più politically correct definirebbero:''discutibile'') ha deciso di non iscrivere la squadra in Serie C, lasciandola miseramente fallire. 

Adesso i reggiani sperano di poter ripartire dalla Serie D come i loro rivali modenesi, ma col passare del tempo questa speranza si affievolisce sempre più, visto che i tempi stringono e non si trova nessuno disposto ad investire certe somme per salvare il ''marchio'' Reggiana.

Nonostante la rivalità e le differenze tra modenesi e reggiani, una cosa li ha accomunati in questi anni, e questo comune denominatore ha un nome, U.S. Sassuolo. Questo astio però non è dettato dai risultati sportivi o da rivalità ultras, ma semplicemente per il discorso dello stadio. Infatti i Neroverdi da quando sono in serie B non hanno più potuto utilizzare il loro stadio, visto che il ''Ricci'' ha una capienza insufficiente per campionati di una certa categoria. 

Il vagabondare del Sassuolo li ha portati prima a Modena per le stagioni di Serie B e poi, dopo anni di guerre e tensioni, lo spostamento al di là del fiume Secchia prendendo la gestione dello stadio ''Giglio'', ora chiamato ''Mapei'', proprio grazie all'intervento del Sassuolo che ha restituito lustro all'impianto una volta di proprietà della Reggiana.

Questo trasferimento da parte (dei pochi) supporter e della società Neroverde, non è mai stato digerito dai tifosi e da parte della stampa modenese e reggiana, creando contrasti e polemiche tra le società e tra le tifoserie. Polemiche sfruttate da chi preferiva spostare le attenzioni su queste stupidaggini creando una sterile distrazione,  mentre le società venivano amministrate da banditi o da incompetenti sprovveduti che avevano in mente tutto tranne che il rispetto della storia di queste storiche società.

Sperando che serva da lezione per il futuro, sia ai tifosi, nello smettere di credere a falsi problemi creati ''ad hoc'', sia ad una certa stampa e opinione pubblica che pur di cavalcare la polemica e guadagnare un po' di audience è pronta a tutto, pronta pure a farsi prendere in giro.

Fonte: l'autore Stefano Bagni

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2 COMMENTI

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  1. Cubo - 5 mesi

    Gentile Stefano Bagni,
    sia a Reggio che a Modena sono davvero pochi i giornalisti che come lei chiosa avrebbero spostato le attenzioni mentre le società venivano amministrate da banditi o da incompetenti sprovveduti.
    Quasi sempre sono i tifosi che senza mai usare la violenza e in modo sempre corretto hanno provato a opporsi all’invasione di un brand fortissimo nel loro territorio.
    Brand che ha come principale obiettivo quello di conquistare il mercato Reggiano e incrementare il numero di clienti a discapito della storica squadra locale.
    Voler accostare i problemi societari di Modena e Reggiana a una scarsa attenzione mediatica sulle società che ne erano proprietarie è di una semplificazione/pochezza che fa davvero pensare a voler essere ottimisti a una scarsa informazione riguardo la tematica.
    La Mapei rimane l’unico caso al mondo di una squadra che compra uno stadio fuori dalla provincia competente per farci giocare la propria squadra, tutto in modo legale intendiamoci, ma se permette fin che avremo la forza di farlo ci opporremo a questo modo arrogante di fare calcio e a questo modo semplificativo di fare giornalismo.

    1. STE1927 - 4 mesi

      Caro Cubo, rispetto la sua opinione e il suo punto di vista, però questa conquista del mercato reggiano sinceramente non l’ho vista. Anche perchè il reggiano, così come il modenese preferisce sempre andare a vedere la propria squadra indipendentemente dalla categoria, e anche il numero degli spettatori confermano che non bastano 10 anni di ottimi risultati per sostituire l’amore verso la squadra della propria cittadina. Come dice anche lei il Sassuolo si è mosso in maniera legale e se la Reggiana si trova senza una ”casa” sicuramente la colpa non è di Squinzi o del Sassuolo, che anzi hanno rimesso in sesto un gioiello come il ”Giglio” che stava lentamente decadendo. Forse sarebbe meglio analizzare 21 anni di gestioni insulse sia dal punto di vista economico che tecnico-sportivo, e non ultimo del grande ”benefattore americano”. Persona che in due anni di gestione ha parlato e promesso molto ma che alla fine ha lasciato un buco di oltre 6 milioni di euro. Dire che a Reggio era amatissimo e glorificato soprattutto dopo aver battuto i pugni sul tavolo contro Squinzi e il Sassuolo solo perchè chiesero (legittimamente) di rientrare dalle spese della gestione dello stadio. A nessuno venne il dubbio sulle capacità economiche di Piazza perchè in quel momento c’era da gridare: ”Via Sassuolo da Reggio Emilia”.
      Tristemente a Modena fu cosa simile, mentre stavano dando la società ad un inibito, già fallito in Inghilterra con un buco di oltre 100 milioni di sterline, sui giornali si leggeva del problema di dividere lo stadio col Sassuolo. Stesso stadio che divenne poi cruciale per vedere il definitivo fallimento del Modena.
      Comunque accetto la critica perchè rileggendo, effettivamente, ho trattato qualche passaggio con un po’ di superficialità. Sperando di migliorare nei prossimi pezzi le auguro buona serata e buona fortuna in questa opposizione verso il Sassuolo che personalmente non trovo sensata ma comunque legittima se trattata in maniera civile.

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