Mirko Stefani un supereroe prestato al calcio

Nello scorso articolo del pordenone non ho citato volutamente, il capitano Mirko Stefani, proprio per dedicargli un intero spazio.

di Alessio Leffi
Alessio Leffi
(12 articoli pubblicati)
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A Borgo Valsugana, nell’84 nasce Mirko Stefani, un bambino che, fino ai 12 anni praticava 3 sport: ciclismo, sci e calcio. Grande tifoso del Milan di Gullit e del Vicenza di Otero, viene notato da Baresi che lo vuole con sé a Milano dove trascorre 4 anni sotto le ali di Tassotti e dello stesso Baresi. La crescita di Mirko non è solo agonistica ma anche umana, la sua caratteristica è il saper far squadra e questo lo porta ad essere apprezzato. Dopo l’esordio al Milan di Ancelotti, veste diverse maglie di club importanti tra cui Parma e Frosinone. Nel 2015 approda nel Pordenone di Tedino in serie C, dove Lovisa lo volle subito capitano esaltando le sue doti da leader. La piccola squadra di provincia comincia una ascesa vorticosa, andando prima vicino alla promozione in quel discusso Parma-Pordenone, poi conquistando la possibilità di disputare in Coppa Italia alla scala del calcio contro l’Inter, partita in cui i pordenonesi, trascinati dalla grinta del proprio capitano, diedero del filo da torcere ai neroazzurri perdendo solo ai calci di rigore. Da qui, l’amore per questa squadra si moltiplica e la sospinge fino alla serie B, categoria in cui tutt’ora milita. Nella stagione 2018/19, con l’arrivo di Tesser e l’attaccamento alla maglia del capitano e dei suoi compagni, la squadra riesce a raggiungere grandi obbiettivi dimostrando un buon gioco e una forte coesione. Ricordiamo la vittoria a Trieste in cui, Mirko dimostrò tutta la propria grinta sospingendo per i 90 minuti i propri compagni e l’intera tifoseria giunta al Nereo Rocco. Ed è proprio all’ammirazione per il capitano che voglio arrivare, perché soprattutto quando si infortunò a Renate, i giocatori dimostrarono al loro leader di riuscire a combattere anche per lui. Parallelamente alla sua crescita sportiva Mirko, matura anche nella vita personale. Molto attaccato alla sua famiglia di origine crede nei valori insegnategli dai genitori, dimostrando di essere una persona umile nonostante la sua carriera. 
Sposato e padre di 2 figli, trascorre la sua vita senza fronzoli e dimostrando la sua semplicità. 
Proprio nella sua quotidianità, ho avuto la possibilità di incontrarlo e da tifoso, mi sono avvicinato un po’ intimorito ma sono rimasto colpito dalla sua disponibilità, infatti ha cominciato a parlarmi con molta affabilità.
Mi ha raccontato di quanto per lui sia importante il conoscere altri mestieri soprattutto umili perché la carriera da calciatore non dura in eterno e lui non si sente un divo. Ammiro il suo saper rimanere con i piedi per terra e il vivere momento per momento, il suo essere semplice e generoso.
La dimostrazione più grande del suo immenso cuore è la notizia di pochi giorni fa, ovvero l’offerta di utilizzare il suo appartamento jesolano come alloggio per il personale ospedaliero che sta affrontando l’emergenza Covid-19, dando segno, ancora una volta, di umanità e solidarietà.
Ogni volta che lo vedo in campo ammiro la sua tenacia, la sua grinta e il suo sapersi divertire cosa che, nel calcio moderno, sembra essere passata in secondo piano a favore dei guadagni.
Mi ricordo le giocate contro la Juve Stabia in supercoppa e le tante chiusure difensive su  Icardi. Mirko non sarà il tipico difensore alto e muscoloso ma compensa la mancanza con il suo carattere. Lo ringrazio perché anche quest’anno seppur dalla panchina, è ancora una volta fondamentale trasmettendo la passione e l’attaccamento ai colori neroverdi, lo dimostra quel gesto per me indelebile durante la trasferta di Empoli, dove nonostante non abbia giocato, venne sotto la curva ad incitare i suoi tifosi con grinta e dimostrando quanto ci tiene alla squadra, confermandosi un vero capitano sia fuori che dentro il campo da gioco.
Secondo me, una persona come  Mirko, dev’essere usato come esempio di vita sportiva perché dimostra che in un calcio così consumistico le storie di semplicità e amore per il pallone esistono ancora. Grazie Capitano.

FC Internazionale v Pordenone - TIM Cup
Fonte: l'autore Alessio Leffi

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