Milan, un Diavolo perso tra gli inferi: le ragioni di una crisi

Mancanza di risultati ma sopratutto di progettazione alla base di un fallimento sportivo e gestionale.

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(19 articoli pubblicati)
Dirigenza Milan

Uno dei più grandi teorici politici italiani, come Niccolò Machiavelli, usava spesso abbinare la figura del Principe alla locuzione “vedere discosto”, ma cosa voleva dire nello specifico? Secondo il suo pensiero lo statista avrebbe dovuto avere la capacità di prevedere gli eventi e predisporre, entro i propri poteri, le misure necessarie ad arginare gli effetti del caso, dell’imprevedibilità. Traslando il discorso in termini sportivi sembrerebbe proprio che chi ha gestito il Milan, post-Berlusconi, non abbia completamente fatto tesoro delle parole del grande studioso fiorentino. Ad onor di cronaca dopo lo scudetto del 2011, targato Allegri, le restanti annate berlusconiane si sono rivelate fallimentari fino a toccare il fondo con la cessione “fumosa”, nell’Aprile 2017, alla cordata cinese capitanata da Mr Li. Meglio non ha fatto, stando ai fatti odierni con un Milan a +4 sulla zona retrocessione, il fondo di investimento Elliot nonostante operazioni sul mercato e proclami tonanti su un possibile rilancio del Diavolo e del suo brand. Una crisi infinita che lega con un filo rosso diverse gestioni sotto un unico comune denominatore: L’incapacità di progettare a lungo termine. 

RICOSTRUIRE DALLE FONDAMENTA

Una struttura trova la sua stabilità nelle fondamenta, così come una società sportiva dovrebbe trovare la sua di stabilità, progettando e sostenendo il proprio settore giovanile. Gli esempi più importanti provengono dalla rinascita di movimenti calcistici basati sulla crescita dei propri settori giovanili. Spagna e Germania su tutti, dopo le pesanti cadute a livello internazionale, hanno utilizzato i propri settori giovanili per crescere e tornare grandi a Km0, senza andare a mettere pezze sul mercato, lasciando il tempo necessario ai propri vivai di crescere. In Italia, e in particolare nel Milan, la mancanza di un settore giovanile florido è lampante. La frenesia del risultato ha risucchiato i pochi gioielli prodotti da Milanello: Cutrone ceduto in Inghilterra, Locatelli bocciato velocemente e mandato a svernare al Sassuolo e il futuro portiere della Nazionale Gigio Donnarumma capro espiatorio di una fase difensiva a dir poco osteoporotica.

IL DIAVOLO SBIADITO

 Alla mancanza di giovani speranze si aggiunge l’assenza di  una linea tecnica ferma, decisa e stabile. L’avvicendamento, post-Allegri, di una costellazione di allenatori ha fatto perdere identità alla squadra. L’esempio del tempo lasciato a Klopp di plasmare il suo Liverpool proveniente da anni bui, la libertà lasciata a Guardiola di rilanciare la seconda squadra di Manchester o la fiducia data a Simeone per far rinascere dalle ceneri l’Atletico di Madrid, avrebbe dovuto far pensare le diverse dirigenze rosso-nere, sulla necessità di trovare un tecnico a cui affidare tempo e spazio di manovra. Invece l’instabilità tecnica, senza progettazione, suffragata da acquisti a discrezione di allenatori a tempo determinato ha fatto sì che il Milan non raggiungesse nessun tipo di obiettivo degno di nota. I risultati portano introiti, blasone e potere di attrazione su giocatori e sponsor. Senza risultati invece si assiste ad una inesorabile discesa agli inferi. 

Il blasone della storia del Milan porta con se la frenesia di dover trovare il risultato ad ogni costo, una frenesia tutta italiana, che impedisce di poter progettare a lungo termine. Esempi virtuosi, senza andar lontano ma solo a pochi Km da Milano, si trovano ance in Italia: L’ Atalanta di Gasperini, un gioiello levigato dalla pazienza. Il Diavolo guardandosi allo specchio si trova diverso, sbiadito e ostinatamente tenta di riportarsi ai vecchi fasti senza averne le possibilità. Il Milan “piglia-tutto” non esiste più, prendere coscienza di ciò sarebbe il primo passo verso una consapevole risalita. Creare e credere in un progetto tecnico, come poteva sembrare con Gattuso o Giampaolo, sarebbe e tuttora è la soluzione maestra, in un labirinto da cui neanche il mitico Teseo sarebbe sicuro di uscire.

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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