“Mi ritorni in mente”: l’avventura di Nakata a Perugia

Prosegue l'amarcord per ricordare calciatori ed esperienze che hanno lasciato il segno nel mondo del calcio

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(127 articoli pubblicati)
Hidetoshi Nakata

Dal 1998 ad oggi sono trascorsi poco più di vent'anni ma sotto certi aspetti pare che il tempo abbia percorso questo periodo con maggior velocità. Nel 1998 ad esempio nell'universo calcio immaginare un calciatore giapponese in un campionato come la serie A sembrava un qualcosa di lontano dal potersi concretizzare. Non sappiamo se Luciano Gaucci ai tempi alla presidenza del Perugia fosse guidato da un tocco di follia visionaria ma quel che è certo è che egli non faceva difetto per quanto riguarda il fiuto degli affari e così il fatto di guardare ad Oriente fu soprattutto un ragionamento figlio di teorie di marketing e di strategie economiche. La differenza in tutto ciò la fece la qualità dell'operazione.

Nel caso di Hidetoshi Nakata si può dire che fu un vero e proprio successo sia sul campo che fuori. Portare in Italia il  miglior calciatore asiatico del 1997 e del 1998 fu non solo una semplice trovata commerciale ma un vero e proprio investimento sulle qualità sportive ed umane di un ragazzo ed un professionista esemplare. Nakata giocava da trequartista agendo dietro le punte svolgendo in tal modo il compito di collegare il centrocampo con l'attacco. Dotato di buone qualità tecniche e di grande visione di gioco sapeva fare la differenza. Dieci reti in trentatré partite testimoniano come l'ambientamento del ragazzo fu straordinariamente semplice nonostante la squadra non girasse al meglio con l'allenatore Castagner che diede le proprie dimissioni in corsa e con Gaucci che decise di sostituirlo con Boskov.

Nemmeno l'allenatore serbo riuscì nell'impresa di dare la svolta ma finì comunque per portare gli umbri alla salvezza arricchita anche dalla qualificazione alla Coppa Intertoto per altrui rinuncia. L'annata successiva vide l'arrivo in panchina di Carletto Mazzone nel tentativo di far vivere ai tifosi perugini una stagione tranquilla. L'inizio non sarà dei migliori con l'eliminazione dall'Intertoto per mano dei turchi del Trabzonspor ma nonostante ciò i biancorossi non perderanno la trebisonda terminando il campionato al decimo posto con l'apice da cardiopalma della partita finale contro la Juventus in quel pomeriggio di pioggia sensazionale che regalò lo scudetto alla LazioQuella sarà anche però l'annata dell'addio di Nakata che a Gennaio farà le valigie destinazione Roma. In tutto il giapponese disputerà con il Perugia 47 partite realizzando 12 goal.

Un bottino niente male per uno che al suo arrivo non fu considerato seriamente; invece le idee che questo ragazzo aveva in testa ed esprimeva sul campo erano pensieri solidi di chi sa sempre cosa fare senza curarsi troppo del giudizio altrui, tanto è vero che smetterà di giocare ancor prima dei trent'anni in quanto il desiderio di fare altro nella propria esistenza era grande e pulsante. Ritornando però a quell'esperienza di Perugia possiamo dire che fu uno straordinario esperimento di integrazione riuscito in pieno. Gaucci forse non pensava a quel gesto come all'azione capace di rompere un argine ma tanto bastò perché molte cose cambiarono visto che nonostante fossimo già sul finire degli anni novanta il Giappone e l'Oriente restavano spesso nella considerazione generale dei luoghi esotici ed inesplorati soprattutto se si parlava di calcio quasi ci ritrovassimo in in manuale di antropologia redatto da Fosco Maraini. Oggi le cose sono cambiate con l'effetto globalizzazione che ha reso (quasi) ogni angolo terrestre parte del villaggio globale. Nakata fu innanzitutto il precursore di un qualcosa di grande e appassionante che diede vita ad un'epopea la quale rese celebre Perugia in tutto l'universo calcio trasformando una tranquilla cittadina in un grande "laboratorio internazionale".

Hidetoshi Nakata of Perugia
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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