In memoria di Renato Curi, giovane campione scomparso tragicamente

Il calciatore del Perugia venne stroncato da un arresto cardiaco durante la partita dell'ottobre 1977 contro la Juventus

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
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curi

Le strade, le piazze ed  i monumenti ci parlano più di quanto noi siamo disposti ad ascoltare. Le storie che raccontano attraverso le diverse "intitolazioni" sono gocce di memoria che in un nome e cognome racchiudono l'esortazione a non dimenticare e tenere viva la memoria di un Paese. Anche gli stadi con i loro nomi (spesso assegnati prima che la logica del marketing divorasse tutto e tutti) sono "l'archivio parlante" di narrazioni utili da preservare. Nello specifico si vuole ricordare lo stadio di Perugia il quale è intitolato attualmente a Renato Curi. 

Ma quanti realmente nel 2019 sanno chi è stato Renato Curi? La memoria ed il ricordo non nascono con noi ma possono essere alimentati giorno dopo giorno ricordandoci le vicende personali e collettive attraverso le vite degli altri. Renato Curi nacque il 20 settembre 1953 e perse la vita facendo ciò che più amava ossia  giocando a calcio.  Era il pomeriggio del 30 Ottobre 1977 quando questo ragazzo di 24 anni si spense all'improvviso, stroncato da un arresto cardiaco. Era la giornata di Perugia contro Juventus ed era proprio nel centrocampo della formazione umbra che Curi dispensava il proprio calcio fatto di corsa e sacrificio per i compagni, esempio lampante di quella vita da mediano che tanto chiede e poco regala. Indossava la maglia numero otto Renato e in tempi in cui la numerazione andava dall'uno all'undici quel numero voleva dire una cosa sola ovvero corsa, corsa ed ancora corsa.

Quel giorno la squadra guidata da Ilario Castagner sfidava i bianconeri senza alcun timore reverenziale data anche la classifica che dopo cinque turni vedeva al comando proprio Perugia, Juventus ed Inter a pari punteggio; in quella squadra giocavano oltre a Curi calciatori come Novellino, Salvatore Bagni, Franco Vannini, Walter Sabatini solo per citarne alcuni. Erano i tempi in cui la classe operaia poteva permettersi di andare in paradiso anche perché esistevano ancora sia la sensazione di appartenenza che lo spirito sacrificio rivolto alla causa comune la quale si sublimava nel mettersi al servizio non di qualcuno ma di qualcosa

Proprio il senso di squadra anteposto al singolo era il marchio di fabbrica di quel Perugia. "Tutti per uno e uno per tutti", in sintesi il contenuto portato avanti dall'allenatore Castagner e Curi era pertanto il moschettiere che giocava con coraggio e lealtà.  Tornando a quel drammatico giorno pioveva in modo torrenziale quel pomeriggio di Ottobre 1977 ed il terreno del Comunale di Pian di Massiano (così si chiamava all'epoca l'impianto perugino) era pesante ed il gioco di conseguenza reso scorbutico, in una sorta di anticipazione di quello che sarà diversi anni dopo sempre un Perugia - Juventus in cui il goal di Calori varrà lo scudetto alla Lazio di Cragnotti, ma questa è un'altra storia anche se il tempo ed il destino si divertono a giocare con i ricordi. 

Il secondo tempo di quella gara di quasi quarantadue anni addietro era appena iniziato da cinque minuti quando Curi si accasciò al suolo per non rialzarsi più. Arresto cardiaco che corrispose alla tragica fine di un ragazzo. La storia del calcio riporta purtroppo molti altri nomi che in seguito hanno avuto lo stesso tragico destino da Feher a Morosini passando per Puerta, Foè, Dani Jarque fino ad arrivare a Davide Astori. Un giorno di tempesta si è portato via un giovane uomo di ventiquattro anni con la pioggia che scendeva confondendosi alle lacrime delle persone che lo hanno amato. Lo strazio di chi ha vissuto giornate del genere è quel tipo di sensazione che accompagna per sempre l'esistenza di un individuo che diventa partecipe di una storia collettiva e dell'elaborazione conseguente di un lutto che non deve essere mai dimenticato.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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