Mario Götze: piccola stella senza cielo

Dopo stagioni esaltanti che lo hanno portato a conquistare un mondiale segnando un goal in finale, la stella di Mario sembra si stia spegnendo.

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(19 articoli pubblicati)
Hannover 96 v Borussia Dortmund - Bundes

"Ti brucerai piccola stella senza cielo. Ti mostrerai ci incanteremo mentre scoppi in volo. Ti scioglierai dietro a una scia un soffio, un velo. Ti staccherai perché  ti tiene su soltanto un filo." Eh sì, il talento del giovane tedesco sembrerebbe descritto perfettamente da questa famosissima canzone di Ligabue: piccola stella senza cielo. Mario Götze ci è andato vicino, vicinissimo a diventare una vera stella del calcio mondiale. Si è mostrato al mondo, al Maracanà, il tempio del calcio con un goal in una finale mondiale a sette minuti dalla fine. Ha incantato tutti ma adesso sembra essersi sciolto dietro un soffio, un velo di infortuni, malattie e incomprensioni tattiche. Quella zampata mancina, del 13 luglio 2014, con cui aveva strappato dalle mani di Messi la sua prima coppa del mondo poteva essere la consacrazione finale di un talento di dimensioni abnormi. Cresciuto tra giovanili di Ronsberg, Eintracht H e Dortmund, il giovane Götze si è imposto nel calcio che conta al BVB dove in 164 presenze mette a segno 35 goal e 53 assist. Un volume di passaggi decisivi impressionante, proprio gli assist il gesto tecnico del numero 10 per eccellenza, sono il suo marchio di fabbrica, la giocata del campione: stile, intuito, tecnica e precisione. In quattro anni con la maglia giallonera conquista 2 Bundesliga, 1 coppa nazionale e 1 finale di Champions League. Jurgen Klopp stravede per lui, lo considera tutt'oggi il miglior numero dieci che lui abbia allenato e visto giocare. Non la pensano così Low e soprattutto Guardiola, che lo ha fortemente voluto al Bayern, per poi lasciare marcire in panca il suo talento. Incomprensioni tecniche e tattiche oltre che attitudinali, sembra proprio che Mario non abbia un'attitudine prettamente battagliera anzi forse troppo attratto dal glamour fuori dal campo. La soluzione: ancora una volta Dortmund, presto fatto, il suo ritorno però è meno trionfale del previsto colpa anche di un grave disequilibrio metabolico che lo tiene per mesi lontano dal rettangolo verde. Una parabola discendente e inspiegabile per un giocatore di soli 25 anni dotato di colpi sopraffini, che a quattro anni dall'aver deciso una finale mondiale, non farà parte dell'operazione barbarossa tedesca in Russia.

FROM GERMANY WITH LOVE 

Un amore sbocciato con la propria nazionale, ma come già accaduto con altri grandi campioni come Roberto Mancini o Michael Owen, non sempre ricambiato. Forse colpa del suo difficile adattamento tattico: trequartista, mezz'ala, seconda punta sempre in equilibrio tra gli spazi e di difficile collocazione per allenatori schematici ed attenti ai dettagli. La fantasia per un 10 è un elemento fondamentale ma nel calcio moderno sembra non esserci più uno spazio enorme per giocatori naif come lui. Götze è stato risucchiato da se stesso e dalla sua zingaresca capacità di vivere in rosso e nero, cadendo in un imbuto tecnico-tattico e psicologico da cui è difficile uscire. I goal messi a segno in nazionale sono 17: un numero che in molte culture rappresenta non a caso la sfortuna. Un numero con cui il talento di Memmingen dovrà continuare a convivere non potendo giocare il mondiale, reo "di non giocare al livello di uno con le sue qualità"- Löw docet. La foto che ritrae Leo Messi e lo stesso Götze, in mix zone, al Maracanà dopo la finale mondiale poteva rappresentare un passaggio di consegne tra dies di immenso talento. La foto è rimasta nella storia, il goal di Mario anche, le sue gesta tecniche post Maracanà non pervenute. "Naturalmente sono triste, ma farò di tutto per tornare presto in Nazionale. Spero che i ragazzi possano tornare in Germania da campioni del mondo"- queste le parole di Götze dal sapore agrodolce. Un talento perso per strada che non potrà difendere il suo titolo mondiale, il suo potenziale inespresso lo ha rinchiuso in una gabbia d'oro. Guarderà i compagni in tv, proprio come si guardano gli ultimi giochi d'artificio estivi, con la nostalgia nel cuore per l'arrivo di un altro gelido inverno. 

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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