Manè Garrincha: il brutto anatroccolo diventato cigno

Una favola, purtroppo non a lieto fine, per la più forte ala di tutti i tempi che è morta in assoluta povertà

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(404 articoli pubblicati)
Garrincha

Nei giorni in cui vedo presunti campioni cadere a terra sfiorati da un colpo di vento dopo un dribbling (ogni riferimento a Neymar non è puramente casuale),  c'è stato un tempo in cui il Brasile (ora pallido e senza veri fuoriclasse) produceva fenomeni a tutto spiano. Tra tutti, però, non puoi amare il calcio e le se sue storie, se non ami e parli di Garrincha! Per me una personale scoperta neanche troppo recente: purtroppo non ero nato quando le sue gesta memorabili in campo facevano ammattire i difensori.

Manè, questo il suo soprannome, era un ragazzo nato con una enorme deficienza fisica dovuta presumibilmente a una poliomielite presa da bambino (un qualcosa di assolutamente evitabile ora con i vaccini, ma che un tempo creava vere e proprie disabilità fisiche invalidanti). Il re del dribbling Manuel Francisco dos Santos, questo il suo nome per intero ha una storia incredibile a partire dal suo "apelido"!

Ultimo di cinque fratelli, Manè è affetto da una forma di poliomielite   di cui nessuno poteva occuparsi: gli provoca un leggero strabismo, la spina dorsale storta e un'asimmetria delle gambe per cui  la destra rimane di 6 centimetri più corta della sinistra.  Il bimbo è gracile, zoppo, apparentemente stupido: viene abbandonato a se stesso, a un'infanzia selvaggia che gli permette di correre a piedi nudi e inseguire continuamente piccoli passeri marroni con il dorso striato di nero. Solo la sorella se ne cura e scoprendolo a inseguire quegli uccellini che saltellano storti come lui, gliene dona il nome: Garrincha!

Il futuro fenomeno sembra destinato a una vita di stenti, e di sport neanche a parlarne. E mentre il padre fa il guardiano di una azienda tessile , il piccolo Manè prende l'abitudine di assumere  cachaca, un'acquavite comune in Brasile per rispettare  rito che la considera la miglior cura per i suoi mali. Inzia a fumare le sigarette di paglia, vizio dal quale non si libererà più.  Il lavoro non gli interessa: l'unica cosa che gli riesce bene è proprio quella che nessuno si aspettava da lui, con quelle gambe storte e quella schiena che sembrava potesse spezzarsi di colpo! Corre con la palla tra i piedi come nessuno dei suoi coetanei può neanche sognare di fare e non c'è nemmeno uno che riesca a fermarlo nelle sue serpentine verso la porta. 

Garrincha viene notato  e si presenta scalzo al provino col Botafogo. Deve tornare il giorno dopo, con un paio di scarpe prese in prestito, e finalmente gioca nelle riserve che deve affrontare i titolari della prima squadra. Quel giorno, il 13 marzo 1953, inizia il  suo mito! Il ragazzo viene schierato all'ala e su quella fascia deve affrontar  uno dei più grandi terzini sinistri dell'epoca, Nilton  Santos. Umiliato più volte in quel provino il terzino disse ai dirigenti:  "Tesseratelo subito, quel ragazzo è un fenomeno"!

Chiamato a giocare in nazionale assieme a un certo Pelè, per i mondiali del 58 in Svezia, Manè viene sottoposto a test psicologici in cui risulta maturo come un bambino di 4 anni, mentre O'Rey viene definito infantile.  I due , che sembravano destinati alla panchina, diventeranno gli eroi di quella coppa straordinaria in cui viene cancellato il  Maracanazo! Anche in Cile(1962), l'ala sembra inarrestabile con le sue finte e la sua velocità rade al suolo tutti, coprendo anche l'infortunio di O'Rey diventando  il leader della squadra.

Il suo matrimonio con Elza  Soares, una celebre cantante di bossa nova, finisce sulle prime pagine dei giornali. Devastato dall'alcool e in preda a una crisi economica,  cade nel baratro della  depressione. Il 7 dicembre 1973  il Maracanà  ospita la sua partita di addio, quella che è stata definita "la dimostrazione pubblica del suo declino". La sua condizione è ormai così nota a livello popolare che si decide di devolvere l'incasso della partita a lui stesso.

Il 19 gennaio 1983 viene ricoverato in coma etilico:  il suo volto è totalmente tumefatto dall'alcool. Alle 6 di mattina del 20 gennaio, il suo cuore si spegne per sempre. Ciao Manè!

Brazil V Wales
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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