Lo spezzatino indigesto imposto dalle TV

E' possibile rinunciare agli introiti televisivi? No, ma è necessario riconsegnare il calcio a una passione più popolare

di Luigi Tuveri
Luigi Tuveri
(29 articoli pubblicati)
Disco Vinile

I dischi in vinile stanno tornando. Sono tornati. L'industria discografica, vista la richiesta, ha capito che era di nuovo tempo di puntare sulla qualità e non sulla bulimica quantità. Ora è necessario che, invece di ristampare su vinile tutta la discografia di Battisti, De André o di Battiato, nuovi musicisti si approprino di questa qualità, uscendo allo scoperto. Suonando "per davvero", sopra un palco, senza rinunciare alle "nuove tecnologie", ma capaci di richiamare 80.000 persone a San Siro come i Bob Marley, i Bruce Springsteen o i Bennato degli anni ottanta.

Cosa c'entra questo col calcio? C'entra eccome, perché si può far finta di niente e continuare a mungere la mucca finché non  è prosciugata, fregandosene della bellezza e del futuro, dell'etica e della giustezza, ma allo sport, proprio perché sinonimo di agonismo e rispetto è lecito chiedere di più che ad altre cose se è vero che è uno dei materiali più potenti per creare educazione. C'entra perché se è vero che in campo discografico si è usufruito per anni di GigaByte di musica scaricata senza senso (e mai ascoltata, in quanto troppa per poter essere ascoltata tutta!) è vero che 7 giorni su 7 di partite hanno lo stesso non senso.

Tutto questo, sia nella musica che nel calcio, penalizza inevitabilmente la qualità.

Qualcuno si è accorto che il livellamento dei valori verso il basso permette alle squadre più virtuose e più forti di vincere pur giocando male o comunque giocando magari 10 minuti su 90 e passando il resto del tempo a controllare, simulando più o meno un allenamento?

Due esempi. La Francia campione del mondo. Tranne una mezzora con l'Argentina, non ha giocato "bene" una partita in Russia. Era più forte e ha potuto vivere di rendita e di VAR. E poi la Juventus. Avete visto per caso Juventus-Bologna? Dieci minuti, 2-0 e gara finita. E la Juve promette di viverne un bel po' di gare del genere.

Questione di qualità che non c'è più e che permette a chi ne ha (oramai pochissime, in Italia solo la Juve e in Europa le solite note) di vincere giocando al risparmio.

in un mio articolo precedente ipotizzavo un calendario con tutte le gare alla domenica alle 15 e un posticipo (max) la sera. Ovvio che la cosa dovrebbe essere applicata a livello europeo, visto che lo spezzatino indigesto è una metastasi continentale. Ovvio che tutte le gare di coppa, sia Europa League che Champions, dovrebbero essere disputare il mercoledì, magari prevedendo 3 fasce d'orario: 17-19-21.

E le TV? Chi paga le squadre? Cambierebbe la contrattazione, ma è chiaro che tutto si aggiusterebbe grazie alla qualità e all'affluenza allo stadio. Tutto il sistema finirebbe per goderne e una rinnovata passione popolare contribuirebbe a riportare allo stadio anche la gente in provincia, invece che relegarla sul divano, assunta da una dittatura calcistica che porta solo a tifare per due o tre squadre o ad amare due o tre campioni, distanti, squadra e campione, mille e mille miglia dalle piccole e medie realtà.

Dove recuperare un  po' di soldi? Eliminando i procuratori (o includendoli) e creando un governo di controllo superiore (FIFA-UEFA-FIGC) che garantisca la bontà dei contratti dei calciatori messi sul mercato. Le vecchie e assurde percentuali percepite da privati agenti, sarebbero invece investite nel calcio e garantirebbero la bontà del sistema.

Lo spezzatino toglie il gusto del "LIVE" e alla lunga allontana (lo ha già fatto) la passione. Serve sentire suonare ancora il vinile, crocchi della puntina sul disco compresi.

https://www.gazzetta.it/Calcio...

Fonte: l'autore Luigi Tuveri

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