L’Italia si qualifica all’Europeo sconfiggendo l’ostica Grecia

Partita orribile, primo tempo da dimenticare con noia mortale. Nella ripresa la politica del rigore realizzato da Jorginho voluta dall'Europa piega gli ellenici

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
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Roma Caput Mundi dopo migliaia di anni per una notte, mentre Zeus è sceso dall'Olimpo per andare all'Olimpico ma vincere contro i "sorci verdi" di italica origine non era facile. Atene brucia, ma la Capitale non sta al freddo in una serata di Gala che tutto sembra tranne che una partita di calcio.

La prima frazione non sembra nemmeno una provincia di un capoluogo, ma  piuttosto l'intasamento sembra quello dei Raccordi Anulari  che il poeta Venditti, tra una Alta Marea e l'altra, ci ha più volta raccontato. Sembra di vedere un confronto tra poeti estinti, la palla è solo dovuta alla noia che il pubblico prova dopo una  contesa che tutto sembra tranne decisiva.

Il condottiero di Jesi la fa girare troppo lentamente mentre  il tulipano che guida gli Dei decaduti dell'Ellade decide che è molto bello aspettare  sulla riva del fiume. Verde è la speranza di Rinascimento, ma la cultura greca sembra frenare i Classici Latini per un tempo che non è il primo, ma sembra indefinito, sospeso nel tempo.

I politeisti vedono nell'uscita di  Chiesa un segno positivo,  sembra che la loro fede sia sufficiente. Ma Pollon non sa che  anche se "sembra talco ma non è e serve a darti l'allegria", c'è ancora un monte (in questo caso "Mario") da scalare.

E' entrato il poeta mancino Bernardeschi, che dipinge nella compagine dei dittatori  in maniera spesso confusa, arabeschi imprecisi e ricchi di sofferenza. Zeus  prova a lanciare fulmini contro questi verdi che un tempo erano azzurri come il cielo, ma siccome il temporale non arriva le cose cambiano.

La politica del rigore, voluta dall'Europa, colpisce ancora la Grecia che, grazie a un colpo di mano galeotto visto da Polifemo, costringe un brasiliano figlio di Magellano a eseguire la sentenza che cambia le sorti della guerra.  Le macerie della sconfitta aleggiano sul Partenone, inutile chiedere a Nettuno di aiutare gli ellenici, ora lui sta  vicino ad Anzio e spesso tifa per la Lazio: la strategia non può funzionare.

Anche Venere,  con Bacco sporadicamente, cerca di sedurre questi pallonari italici: ma la Magna Grecia è ormai in meridione e non attacca.

Socrate e Aristotele non hanno mai giocato da queste parti e si vede e il pittore toscano con un maldestro sinistro chiude la contesa, per la gioia  degli innamorati italiani: l'amore ovviamente mette le fette agli occhi, probabilmente ci sarà un tradimento, ma è bello sentire battere forte il cuore.

E mentre si perpetra la tragedia greca, i filibustieri in casacca verde fanno diventare la speranza  in concreta realtà: l'Europa è cosa vera, concreta, e si può tornare a sognare.

Ovviamente parliamo di una  partita di non calcio, che è tutt'altra cosa rispetto a quello che abbiamo visto ieri sera. Ma questa sarà una storia nuova che avremo piacere di scrivere la prossima volta che qualcuno ci farà vedere  qualcosa di meglio. Intanto agli Europei siamo qualificati, e mai come in questo caso (soprattutto dopo la eliminazione per colpa degli scandinavi all'ultima rassegna pallonara planetaria) è importante partecipare.

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Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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