Lettera aperta a Domenico Berardi

Dalle promesse meravigliose degli esordi, al grigiore di una carriera che non può essere la sua

di Alex R.
Alex R.
(2 articoli pubblicati)
Domenico Berardi

Il titolo di questo pezzo, ma è più corretto definirlo uno sfogo, è piuttosto banale ed abusato, lo ammetto. E' figlio della mancanza di fantasia di quando si prova un misto di rabbia, malinconia e rassegnazione che lasciano un deciso amaro in bocca e poca voglia di trovare le parole giuste.

Domenico Berardi, ragazzo di Cariati (provincia di Cosenza) oggi ventitreenne, è un grande mistero del calcio italiano recente. Premessa doverosa: per me Domenico Berardi è un campione, un predestinato, un calciatore come ne nascono (ed emergono) relativamente pochi.

Cosa c'è di misterioso, allora, nella vicenda sportiva di un ragazzo tanto dotato? La sua scomparsa.

Ma come? Non lo vediamo spesso (comunque meno di quanto dovrebbe) calcare i campi della nostra Serie A di neroverde vestito? Certo, ma quello è un giocatore qualsiasi con una maglia con scritto Berardi, non il Berardi campione di cui accennavo prima.

Berardi, il campione, è comparso sui campi della nostra Serie A nella stagione 2013-14 quando, a diciannove anni, ha stampato un campionato da 16 goal in 29 presenze, compresa una memorabile quaterna al Milan in una fredda sera di gennaio. Il secondo anno di massima serie lo ha confermato a livelli altissimi per talento e personalità, pur con gli indubbi vantaggi di giocare in una realtà senza pressioni particolari.

Dopo la stagione 2014-15, però, Domenico Berardi, il campione, è scomparso.

Ci sono stati gli infortuni, tanti ed anche abbastanza importanti. C'è stata l'involuzione del progetto neroverde che ha, inevitabilmente, finito per trascinare anche Berardi nella spirale della mediocrità. Ci saranno, forse, anche motivazioni extra campo che comunque in questa sede non mi interessano e non mi competono. Quale sia il motivo, ammesso ve ne sia uno solo, che ha determinato l'eclissarsi della stella di Berardi non lo so. Conta solo che il fenomeno con il numero venticinque sulle spalle che abbiamo apprezzato per due anni è scomparso e, cosa ancora più grave, senza aver apparentemente promesso una data di ritorno.

In realtà ha provato, Berardi il campione, ha bussare ancora sulle nostre spalle per tornare a farci voltare verso di lui. Ha promesso grandissime cose alla partenza della prima stagione europea del Sassuolo, salvo poi sparire nuovamente in un calvario fisico del quale, ancora oggi, non si riescono ad individuare i contorni precisi. Da allora, solo lunghe pause e pochi, pochissimi acuti per quello che sembrava essere, ma in effetti era, il miglior talento del nostro panorama calcistico.

Nello scorso turno di campionato, a Benevento, un attaccante con la maglia neroverde è andato sul dischetto ed a qualcuno, nella concitazione del momento, è parso di scorgere la sagoma di Domenico Berardi il campione.

Traversa.

No, non era lui, non era Domenico Berardi il campione. Era solamente un giocatore qualunque con la maglia numero venticinque.

Io, però, sono qua che guardo ogni domenica l'orizzonte pallonaro convinto che Domenico Berardi, quello vero, sia sulla strada del ritorno e stia per comparire da un momento all'altro. Non importa se lo rivedrò in maglia neroverde, bianconera, giallorossa, nerazzurra o di qualsiasi altra squadra. Oggi, ossia all'indomani della peggior disfatta calcistica nazionale, abbiamo più che mai bisogno di rinnovamento fuori e dentro il campo. Abbiamo bisogno di Insigne, di Belotti, di Gagliardini, di Rugani, di Caldara di Donnarumma e di Berardi.

Domenico Berardi, sì, ma il Domenico campione. Io sono qua.

Fonte: l'autore Alex R.

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