L’età dell’oro croata: edizione di Francia ’98

La Croazia ha avuto due grandi momenti d'oro nella sua storia, Francia '98 e Russia 2018. Oggi andiamo alla scoperta della perla guidata da Miroslav Blazevic.

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(47 articoli pubblicati)
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8.039 uccisi tra civili e soldati hanno forgiato le loro coscienze, plasmato le loro anime, facendo loro capire che la democrazia era meglio di una qualsiasi forma di governo guidata da un dittatore. Una guerra sanguinosa, caratterizzata dall'emergere del nazionalismo croato e dal contro-tentativo di reprimerlo da parte dei serbi, che avevano probabilmente già capito che l'unione delle repubbliche jugoslave era sull'orlo di collassare. 

Il gruppo d'oro guidato da Miroslav Blazevic, detto Ciro dal nome che collegava la "sua" Zagabria con Sarajevo, voleva dimostrare che la Croazia non era solo la parte ricca, bensì la discendente naturale di quella Jugoslavia che poteva contemporaneamente contare sulla qualità di Savicevic e Prosinecki, due che nel calcio hanno lasciato un certo segno. Così, dopo i quarti raggiunti ad Euro '96, la prima grande occasione di questa generazione è rappresentata dai Mondiali in Francia. 

Ladic; Bilic, Jarni, Simic, Stimac; Asanovic, Boban, Soldo; Stanic, Suker, Vlaovic. Undici giocatori, una sola anima, un'unica nazione che vuole mostrarsi al mondo così com'é, senza celarsi dietro l'ombra jugoslava. Il girone non è una montagna insormontabile, in quanto a fianco dell'Argentina di Batistuta, Simeone e Zanetti ci sono una Giamaica poco più che dilettantistica e un Giappone che oltre a Nakata è poco o niente. 6 punti in tre partite, suddivise in un 3-1 sui connazionali di Bolt, un 1-0 sui nipponici e una sconfitta non troppo amara contro l'Argentina. 

La squadra ha due grandi leader, uno a centrocampo che si chiama Zvonimir Boban e l'altro a guidare l'attacco di nome Davor Suker. Due giocatori dalla forte personalità che grazie al loro talento hanno militato nelle squadre più blasonate d'Europa, Milan per il numero 10 e Real Madrid per il numero 9, vincendo Champions League e altri grandi trofei. Boban rappresenta l'estro tipico di chi porta quella maglia, il genio che rischia le giocate più spettacolari e complicate, quello che si assume le grandi responsabilità. In quanto a quest'ultima qualità, Davor "dio della guerra" Suker non è da meno, un uomo capace di unire un'istinto del gol sovrumano ad una qualità fuori dal comune per un centravanti. Tutti e due faranno un gran Mondiale, ma a stupire sarà soprattutto il numero 9, capocannoniere della rassegna iridata con 6 reti, tra cui quella che da il momentaneo vantaggio nella semifinale coi padroni di casa. 

Si, la semifinale. Perché la Croazia di "Ciro" Blazevic è ad un passo della finale, ma proprio quando tutto sembra andare nel verso giusto ecco che Thuram porta i suoi in finale con una doppietta. La Croazia, che fin lì aveva battuto la Romania di Hagi e la Germania campione d'Europa, perde sul più bello, peccando di superbia per la prima volta in tutto il torneo. I biancorossi vinceranno poi nella finale per il terzo-quarto posto contro l'Olanda per 2-1, grazie ai gol di Prosinecki e del solito Suker, che mette il suo ultimo sigillo su una Coppa del Mondo fantastica. 

I 70.000 che accolgono i giovani croati in Piazza della Rivoluzione Francese a Zagabria sono un'immagine al limite del commovente, una dimostrazione d'affetto che va oltre il semplice risultato sportivo. A distanza di 20 anni, molti di quegli eroi lavorano ancora all'interno del mondo calcistico: Boban è vicesegretario generale della FIFA, mentre Suker è il presidente della Federazione. Domenica alle 5 di pomeriggio si ritroveranno al Luzhniki a tifare per la loro Nazionale. Chissà se la loro presenza spingerà i connazionali a dare il 110% per tornare in patria trionfanti. Con la grande differenza che in piazza a Zagabria, stavolta, potrebbe esserci un trofeo dorato

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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