Le terre “promesse” del calcio: ora è il turno della Cina

la Cina segue lo sciagurato esempio degli Usa, cercando di far crescere il calcio nel paese attraverso uomini immagini molto costosi, ma non sempre di valore.

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(109 articoli pubblicati)
Poland v Italy - UEFA Nations League A

A ogni sessione di mercato, quando un giocatore appone la firma in calce a un contratto molto ricco, ci ripetiamo tutti la stessa domanda: ma non saranno troppi soldi? Il problema vero è che spesso ci pone la domanda nel modo sbagliato, decontestualizzandola. Infatti per soppesare davvero il rapporto spesa/resa, bisognerebbe valutare da quale società arriva l'enorme offerta di denaro e poi a chi è destinata. Se cambiano casacca players del calibro di Griezmann, Ronaldo, Mbappè, difficilmente ci si porrà questo quesito, se non per pura demagogia. I grandi club vogliono grandi giocatori, e si sa che i grandi giocatori esaltano le folle, fanno fare abbonamenti, contratti con sponsor e diritti tv. Quella riservata al pagamento del cartellino di un big, è alla resa dei conti, una piccola fetta della torta.

C'è poi il capitolo Cina, di cui ci occupiamo in realtà in questo caso, ed è francamente tutto un altro paio di maniche. Intendiamoci, gli ultimi due nomi con un biglietto di sola andata per l'estremo oriente, sono El Shaarawi e Verratti, non proprio due "pacchi" e neanche due giocatori a fine carriera, come è stato invece per molti transfughi. Giocatori come Asamoah Gyan e Pellé, loro si due vere fregature, hanno ingaggi da far arrossire la banda bassotti. Certamente per Stephan e Marco saranno gli ingaggi più importanti della loro carriera, sanno benissimo che il loro sarà un esilio dorato, ma sanno anche che le loro carriere, per quanto di discreto lignaggio non hanno toccato, se non a sprazzi, vette altissime. Quindi se i cinesi voglio costruire la casa dal tetto, perché dovrebbero opporsi?

Questo, signori, è il vero problema. I cinesi hanno preso ad esempio gli Stati Uniti, che nel calcio non hanno mai vinto niente, perché anziché aprire scuole calcio, ingaggiare tecnici europei o sudamericani che sappiano insegnare la tattica, crescere talenti in casa attraverso le scuole come fanno col basket e col football, hanno preferito offrire grossi ingaggi a giocatori mediocri e/o a fine carriera. Gli orientali stanno ricalcando le stesse fallimentari orme, riuscendo a fare forse ancora peggio, perché nonostante gli enormi investimenti non ancora sono riusciti ad ottenere l'organizzazione di un mondiale, come invece erano riusciti a fare gli statunitensi, anche se, ne sono convinto, è solo questione di tempo. Qatar docet. Il governo cinese, che ha già imposto un giro di vite ai capitali in uscita dal paese per destinati all'acquisizione società di calcio estere, per ora tace sugli ingenti ma infruttuosi investimenti che le società di calcio effettuano per portare campioni del calcio, o presunti tali, a giocare nel loro campionato, ma tempo che non sarà così per sempre. Anche i loro rubinetti smetteranno di grondare monete d'oro, e allora mi domando: dopo Africa, Usa e Cina, quale sarà il prossima terra "promessa" del calcio?

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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