Lazio-Chievo 5-1: sotto lo stesso cielo

Storia di un desiderio, della domenica pomeriggio e di un cielo più azzurro del solito

di Anna chiara Di cerbo
Anna chiara Di cerbo
(11 articoli pubblicati)
Lazio-Chievo

La mia Lazio-Chievo comincia presto, comincia di venerdì sera. Al simpatico e loquace tassista che mi riporta a casa, chiedo quale fosse la sua fede: romanista, chiaro. Ci tiene molto a indicarmi il meraviglioso terrazzo che affaccia su Castel Sant'Angelo: "Là ce abita De Rossi, però quello che se vede de più in giro è Nainggolan...ah devi annà a vedè a' Lazio? Te c'hanno proprio mannato!". La stessa risposta la ottengo dal rubicondo signore che mi stampa il biglietto della partita, non senza aver sgranato gli occhi alla vista del pdf bordato d'azzurro ed un "E questo nun t'o posso stampà". 

Probabilmente, fino ad oggi non mi ero mai accorta in maniera concreta di quanto fosse reale la rivalità tra le due squadre della Capitale, forse la davo per scontata. Sentirla mi regala sorrisi, lo stesso che ho stampato in faccia in questo meraviglioso pomeriggio di Gennaio, dove il sole scalda l'Olimpico che accoglie la Lazio e il Chievo. Decido di mettermi nei panni dell'osservatrice: non abbiamo ormai più dubbi sulle qualità di mister Inzaghi (che in molti vorrebbero sulla panchina bianconera, ma per il momento facciamo che mi tengo Allegri), quindi mi concentro sui singoli. I miei occhi sono rivolti a Sergej Milinkovic-Savic, gioiellino biancoceleste che Marotta proverà con tutte le sue forze a strappare a Lotito.

 La partita inizia subito in maniera frizzante, con una traversa di Parolo e con un Immobile che già accusa i primi sintomi di un infortunio, ma che resta ancora in campo in attesa della sostituzione con Felipe Anderson. Venti minuti e poco più sono sufficienti a Luis Alberto per piazzare la palla dietro a Sorrentino, dopo un magistrale assist di Marusic, ma non ho nemmeno finito di ascoltare e di godermi la curva che esulta sulla mia sinistra che Pucciarelli batte Strakosha, approfittando di un momento di confusione della squadra di Inzaghi.

Nove minuti sono quelli che servono proprio a Milinkovic-Savic per piazzare il destro, ma siccome in questa partita non è mancato davvero nulla, Bastos (l'obiettivo preferito degli sfottò dei miei colleghi di tribuna) si lascia sfuggire un pallone in area, e rischia grosso, perché Lulic tenta di bloccare Stepinski, e l'arbitro non perde tempo ad assegnare il rigore che potrebbe valere al Chievo il pareggio. Il signor Abisso decide di non lasciarsi travolgere dalle eventuali polemiche, e consulta la Var, ribaltando la sua decisione e dando nuovo slancio ai biancocelesti, che con il secondo tempo mettono il sigillo definitivo al match. Milinkovic mi fa dimenticare letteralmente il freddo che comincia a calare sullo stadio, piazzando la palla di sinistro in rete, e poco dopo è Bastos a prendersi finalmente gli applausi del pubblico, con una bella mossa che non lascia scampo a Sorrentino.

La Lazio è dilagante in questa fase di gioco, è ormai chiaramente certa della sua forza e non fa nulla per nasconderla, i pochi momenti di confusione e l'indugiare troppo davanti alla porta in un paio di occasioni sembrano ormai minuti di un'altra partita.  È Nani a mettere la parola fine al match, che batte nuovamente il portiere della formazione clivense con un grosso assist di Lukaku, un altro che mi piacerebbe tanto vedere a Torino. Nemmeno un minuto di gioco invece per il buon Pelado, Martin Caceres, neoacquisto del club biancoceleste, vecchio e meraviglioso ricordo juventino, ma anche lui socio onorario di quel club delle "teste calde" che annovera tra i suoi iscritti anche uno degli addii più dolorosi per la mia squadra, Arturo Vidal

Riesco abbastanza a concentrarmi sui tifosi che mi circondano in questo pomeriggio di calcio, e noto con assoluta gioia la presenza di tanti e tanti bambini, accompagnati dalle mamme e dai papà. Mi dico, mentre il sole tinge di rosso il cielo, che amare il calcio è una cosa meravigliosa, ma che portare i propri figli allo stadio di domenica pomeriggio deve essere l'apoteosi della felicità. E onestamente, non vedo l'ora che arrivi quella domenica pomeriggio

Fonte: l'autore Anna chiara Di cerbo

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