L’arte del calciare la palla in rete

Il gol: un gesto spontaneo che, all'improvviso, diventa magia

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(46 articoli pubblicati)
Palla in rete

Di destro o di sinistro, quindi di collo piede o di esterno o di piattone deciso. Può sembrare sporca come soluzione, ma anche la punta sa dimostrare la sua efficacia. Di testa, poi, solo per chi sa volare verso le nuvole. E di tacco, per i più estrosi, che hanno il genio nel sangue. Genialità che sfocia anche nelle acrobazie: rovesciate e sforbiciate e colpi dello scorpione, per gli amanti dei goal difficili e sensazionali che fan sobbalzare le mani in testa alla gente che sta a guardare.  Un'impresa, quella del goal, che non è esclusiva dei soli attaccanti. Ci provano anche i mediani e le ali e i difensori. Delle volte, a pochi minuti dal termine della gara, pure i portieri, con gli occhi intrisi del fuoco avvolgente della sana follia.

Il goal, un gesto apparentemente semplice che nasconde una creatività pazzesca che sfocia in un settore luminoso: quello dell'arte. 

Lo scultore, per esempio, scolpisce la pietra spinto dalla propria vena artistica.  Allo stesso modo, il pittore, nella tela dipinge figure e paesaggi. Fa la medesima cosa il poeta, il musicista, il cantante, il danzatore etc. Idem, il calciatore. Che tramite il pallone, disegna traiettorie che vanno a gonfiare la rete. Tutti esprimono un arte che si manifesta grazie all'estro e che non ha niente di essenziale nella quotidianità, niente di puramente necessario. Ma per i fruitori, invece, per quelli che dall'arte si fanno piacevolmente investire, lo è. Per chi assiste, per chi osserva e gioisce e piange, per chi paga e soffre e salta di gioia, nel panorama sportivo e prettamente calcistico, può esserlo eccome.

Vi siete mai chiesti come mai non appena la palla supera la linea di porta e si insacca in rete, chi l'ha scagliata dentro prende a correre all'impazzata e ad esultare e insieme a lui tutti i compagni che provano ad acciuffarlo e la gente, sugli spalti, fa festa e si abbraccia? Vi siete mai chiesti come mai, da casa, sul divano, si sostiene la propria squadra del cuore con quella tensione tipica del tifoso e non appena la sfera gonfia la rete tutta la tensione e l'adrenalina svanisce e si agitano i pugni all'aria in segno di gioia e felicità? Vi siete mai chiesti come mai, sulle tribune, perfetti sconosciuti seduti l'uno accanto all'altro, in occasione del goal, diventano, tutto ad un tratto, amici?

E insomma concludo con un aneddoto. "La palla spiove dalla sinistra in piena area veneta, si impenna Riva in rovesciata ed è rete!", aveva urlato Sandro Ciotti ed io ero solo un bambino quando vidi, alla televisione, la replica in bianco e nero della gara di campionato fra Vicenza e Cagliari nella quale Gigi Riva, bomber rossoblu e della Nazionale, si inventò quel colpo all'indietro che quasi sfidava le leggi della fisica e che entrò, di diritto, nella storia mondiale dei gol indimenticabili. Istinto e classe, precisione e potenza. E dissi dunque, a mio padre, in quel giorno di tanti anni fa: «Papà, ma questa è una cosa normale?» E lui mi rispose con una convinzione tale che non potevo non crederci. Affermò: «Questo goal è una magia, non può che essere altrimenti».

Per molti forse il goal è solo un goal. Per me, per esempio, quando la palla va in rete, così, da un momento all'altro, è un lampo di arte che non si può spiegare a dovere, così come un quadro o una scultura in pietra o una splendida canzone. 

Un gesto spontaneo, il goal. Che all'improvviso diventa magia.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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