L’Argentina verso il debutto mondiale: vai Leo, quelli là fuori non esistono

Un profano consiglio a Messi: nelle parole di Obdulio si nasconde il segreto dell'immortalità calcistica.

di Giacomo Carlesso
Giacomo Carlesso
(11 articoli pubblicati)

Se questo sarà o meno il Mondiale di Leo Messi, solo gli dèi del calcio possono saperlo. Di certo l'Argentina, nonostante l'abbondanza di soluzioni offensive, non si presenterà allo Spartak Stadium (situato a Tusino, nel nord di Mosca) contro l'Islanda, per il match inaugurale del girone D, da favorita per il trionfo finale.  

Una situazione che tuttavia non attenua il consueto carico di pressioni sulle esili spalle del dieci albiceleste, reo di non aver inciso nelle tre finali (nell'ordine: quella mondiale persa con la Germania nel 2014; e le due finali di Coppa America perse con il Cile nel 2015 e nel 2016) disputate negli ultimi quattro anni dalla Seleccion. La vittoria del mondiale è da sempre il principale ago della bilancia nell'eterno paragone fra Messi e Maradona, che attualmente favorirebbe quest'ultimo.  Tale paragone ha inevitabilmente pesato sulla Pulce, privandolo della spensieratezza che nel Barcellona gli ha spesso concesso di determinare le sorti degli incontri con giocate impensabili. Lo ha reso, talvolta, cupo e fragile, in un aggetivo: vulnerabile.

Il consiglio, da profano amante del football, che mi sentirei di dare a Messi, è quello  di fare proprie le celebri parole di Obdulio Varela, leggendario capitano dell'Uruguay campione del mondo nel 1950, pronunciate ai compagni in seguito al vantaggio brasiliano di Friaça (per la cronaca, la partita finì con la vittoria uruguagia per 2-1, con le marcature di Schiaffino e Ghiggia , venendo ricordata con il celebre appellativo di Maracanazo, la pagina più nera del calcio verdeoro) ossia "Los de afuera son de palo", tradotto "Quelli là fuori non esistono".

Messi non è Maradona. E Maradona non è Messi. Sono due giocatori diversi, ma soprattutto sono due personalità diverse.  Messi sarà determinante se penserà esclusivamente al terreno di gioco, sfiorando il manto verde con i passi misurati di chi sa sempre prima degli altri quale direzione prendere; se ascolterà soltanto le voci dei suoi compagni, liberandosi palla al piede dal perenne mugghiare di chi gli vuole male; ed infine, se cercherà di divertirsi, in fondo è solo calcio.

Il delirio di onnipotenza, che ha condizionato nel bene e nel male le vicende calcistiche e non, di Maradona, e la predisposizione di quest'ultimo a caricarsi sulle spalle gli oneri della squadra come se fosse un Atlante del '900, non gli appartengono.  Leo vive il football in maniera intimista. Questa è la sua peculiarità, e lui prima di tutti dovrà accettarla, affinché diventi un pregio (come da sempre è stato nell'universo blaugrana).  La speranza di tutti i veri amanti del calcio è che ciò avvenga in terra russa. Quando nella silenziosa pace che si sarà creato, con lo sguardo intreccerà la palla: la mamma, la sorella, l'amante, l'amica che non lo ha mai tradito.

La fonte dell'articolo è l'autore Giacomo Carlesso

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