La vera innovazione è rispettare la tradizione: la maglia della Juve

Fa discutere la nuova maglia della Juventus senza le classiche strisce verticali. Aprirsi all'evoluzione del mercato non vuol dire calpestare la tradizione

di Antonio Siracusa
Antonio Siracusa
(99 articoli pubblicati)
maglia juventus

Le squadre di calcio specchio della continua evoluzione della società in cui viviamo e dei suoi eccessi. Nel corso dei decenni abbiamo assistito a continui restyling dei vari loghi. A volte dei semplici ritocchi, in qualche caso dei veri e propri ribaltoni, in Italia, come all'estero. Tutti a cercare di innovare e di stare al passo con i tempi. Ma è soprattutto sulle maglie da gioco, che i guru del marketing delle varie aziende, stanno dando sfogo alle proprie fantasie, sfoderando ogni anno delle divise a dir poco esuberanti e dagli abbinamenti cromatici quanto meno discutibili, che spesso e volentieri le fanno assomigliare a dei veri e propri pigiami. Ma se la creatività degli stilisti viene vista dai tifosi con curiosità, quando è limitata alle seconde e terze maglie, il discorso cambia quando viene toccata la prima divisa ufficiale, con i colori che da sempre identificano la propria squadra del cuore, dividendo le tifoserie. Da un lato i fautori del cambiamento, simbolo di una mentalità aperta e che guarda a nuovi scenari; dall'altro, i conservatori della tradizione, quelli affezionati e rispettosi della storia.

Un dibattito riaperto prepotentemente proprio in questi giorni in occasione delle anticipazioni della nuova maglia della Juventus per la prossima stagione. Una svolta epocale, con le tradizionali strisce verticali sparite per lasciar posto ad una maglia divisa  perfettamente in due dal bianco e il nero, e con una strisciolina sottile rosa al centro.  Una maglia che a primo impatto ricorda quella usata dai fantini della contrada della Lupa nel palio di Siena. Ma di certo non può essere questo l'obiettivo di chi l'ha studiata. Nelle intenzioni della Juventus, e degli esperti di marketing, la nuova divisa dovrebbe sbancare all'estero, soprattutto nel mercato statunitense, dove le strisce verticali non sarebbero di particolare gradimento, perché è praticamente la stessa indossata dagli arbitri degli sport più famosi d'oltreoceano. Di sicuro, però, un primo step è già stato raggiunto. Quella di creare una discussione tra i tifosi ed attirare su di sé i riflettori dei media. Ma è giusto calpestare sempre la storia nel nome delle vendite, del merchandiser, del marketing, e qualsivoglia altro motivo? Francamente no. Non occorre mettere sempre da parte la tradizione per sembrare al passo con i tempi e moderni. Come se qualcuno un bel giorno si svegliasse e ci dicesse che Babbo Natale non sarà più vestito di rosso e cicciottello, ma abbigliato elegante e con un fisico scultoreo, solo perché viviamo in un epoca storica in cui la cura del corpo e dell'alimentazione riveste un'importanza altissima. Il paragone forse è un pò azzardato, ma la prima divisa di ogni squadra del Mondo è come un'icona per ogni tifoso. E questo non vuol dire essere dei nostalgici ma semplicemente degli amanti degli storici colori della propria squadra del cuore. Il Real Madrid non ha mai messo in discussione la sua prima maglia, non ha mai abbandonato le storiche "camisete blancos". E allora la vera innovazione sarebbe, forse, valorizzare la tradizione, che vuol dire, anche, esaltare lo spirito d'appartenenza. A volte per guardare al futuro bisognerebbe rispolverare il passato, riprendendo le divise che hanno fatto la storia di questa o quell'altra squadra, e riadattandole in chiave moderna, ad esempio.  

Ma la Juventus non è la prima e non sarà neanche l'ultima ad osare oltre l'eccesso. In passato anche Barcellona, Manchester United e Bayern Monaco, solo per citarne alcune, hanno dato sfoggio a prime divise semi inguardabili. Siate pronti, dunque, a vederne di tutti i colori.

Fonte: l'autore Antonio Siracusa

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