La squadra che non morirà mai: il Manchester United del 1958

Sessant'anni fa a Monaco lo schianto dell'aereo che trasportava i Red Devils: persero la vita 23 dei 44 passeggeri. Il tempo che passa non cancella il ricordo

di Massimo Pighin
Massimo Pighin
(266 articoli pubblicati)
Busby Babes

Sessant'anni. Il tempo che scorre, la vita che continua, le cose che tornano al loro posto. Ci sono episodi, però, che rimangono indelebili per chi ci si è dovuto confrontare, in qualche modo. Per i tifosi del Manchester United, quelli che c'erano già allora e quelli che sono arrivati dopo, il 6 febbraio di ogni anno è impossibile non fare un salto indietro nel tempo. A sessant'anni fa, appunto. 

Erano le 15.04 del 6 febbraio 1958, quando il volo 609 della British European Airways si schiantò al suo terzo tentativo di decollo da una pista ricoperta di neve e fango all'aeroporto di Monaco-Riem, nell'allora Germania Ovest. A bordo c'era la squadra del Manchester United, che si era appena qualificata alle semifinali della Coppa dei Campioni dopo aver pareggiato 3-3 a Belgrado contro la Stella Rossa (la partita di andata era finita 2-1 a favore dei Red Devils).

Morirono 23 dei 44 passeggeri, tra cui otto giocatori dei Busby Babes (così era soprannominato quel Manchester United per il nome dell'allenatore e la giovane età della maggior parte dei calciatori). Il mister Matt Busby si salvo, non fu lo stesso, oltre agli otto giocatori, per tre membri dello staff, otto giornalisti, quattro tra componenti dell'equipaggio e altri passeggeri.

Dopo il match giocato a Belgrado, il club aveva noleggiato un aereo per fare ritorno a Manchester. Il decollo venne ritardato di un'ora perché Johnny Berry, giocatore dei Busby Babes, aveva perso il passaporto. Lo scalo a Monaco, programmato per fare rifornimento di carburante, si rivelò l'ultimo per 23 persone.

Anno dopo anno, celebrazione dopo celebrazione, il ricordo di chi perse la vita nella tragedia aerea di Monaco-Riem non si affievolisce. Non è questione di minuti di raccoglimento, corone di fiori posate, discorsi di circostanza. E' il senso di appartenenza, è il fatto che ogni 6 febbraio per chi ha scelto di essere un Red Devils è impossibile non andare con la mente al 1958, a un rigido pomeriggio d'inverno tedesco in cui, assieme a 23 vite, si spense un sogno

Fonte: l'autore Massimo Pighin

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