La solitudine dei numeri primi: quant’è dura la depressione nel calcio

come è dura quando si spengono le luci della ribalta

di Mino Deiaco
Mino Deiaco
(60 articoli pubblicati)
Argentina Training Press Conference

Oggi voglio  porre al centro dell'attenzione un problema spesso sottovalutato o impensabile per chi svolge il mestiere del calciatore. Uomini abituati a ricchezze, privilegi e notorietà che possono rimanere vittime di un malessere che colpisce sempre più persone: la depressione.

Emanuel Adebayor è stato tra gli ultimi a confessare il proprio malessere: «Ho pensato più volte al suicidio…». L’ex attaccante togolese di Arsenal, City e Tottenham, ha raccontato il proprio disagio, i rapporti tesi con i familiari, la richiesta pressante di soldi da parte di questi. Non è il primo, non sarà l’ultimo. Anche i giocatori soffrono d’ansia, inquietudine, sconforto. Sorpresa? Sembrerebbe proprio di no!

Prima si pensava che l’angoscia assorbisse i calciatori solo a carriera finita: cala il sipario, si spengono le luci e diventi uno tra tanti, nessuno ti riconosce più.

Ma ora invece questi sono anche i tempi in cui la depressione si annida dietro l’angolo della vittoria, anche nel pieno della propria carriera, stanchi magari di una quotidianità, che anche se privilegiata, rende tutti schiavi di un'immagine che è stata creata da altri ma che non è la propria.

Anche un campionissimo ancora in attività come Gigi Buffon, nella sua autobiografia, ha parlato di un «buco nero nell’anima», era il periodo in cui fu coinvolto nello scandalo scommesse e nel gioco d'azzardo "Sono ricco e famoso, ma sono caduto in depressione e sono stato in cura da una psicologa. Non ero soddisfatto della mia vita e del calcio".

Il più grande di tutti, Diego Armando Maradona, col pallone tra i piedi è stato un dio, ma fuori dal rettangolo verde è inciampato in vizi come l'alcol, la cocaina, il male di vivere. George Best, il «Quinto Beatles» che illuminò gli anni ‘60, annegava la sua solitudine nella bottiglia, celebre la sua frase "Ho speso gran parte dei miei soldi per alcool, donne e macchine veloci, il resto l'ho sperperato".

 Adriano, l’Imperatore dell’Inter, ha confessato le sue molte notti di paura e vuoto,riempiva questi vuoti con alcol e festini a luci rosse a cui partecipava in uno stato di poca lucidità.

Il più triste atleta della depressione tra i calciatori, è stato senz’altro l’inglese Paul «Gazza» Gascoigne, alcol, droga e solitudine hanno trasformato il suo volto da clown in una maschera della morte.

Alcune volte poi questo male oscuro porta anche conseguenze estreme come nel caso del capitano della Roma degli anni ‘80 Agostino Di Bartolomei  Si sentiva rifiutato dal mondo del calcio, da quando aveva smesso aveva cercato di rientrare in altri ruoli, ma aveva trovato solo porte chiuse. Era il 30 maggio 1994. Erano passati dieci anni esatti dalla delusione sportiva più grande nella sua carriera: la finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma in casa, all’Olimpico, contro il Liverpool. Quella mattina Di Bartolomei puntò la pistola al cuore e mise fine alla sua vita, che forse per lui era già finita nel giorno del suo addio al calcio.

Per fortuna, però, ci sono anche storie a lieto fine come quella di Adrian Mutu, ex Inter e Fiorentina, dopo la squalifica per cocaina cadde in depressione, entrò in clinica, si ripulì, e riprese addirittura a giocare. Gianluca Pessotto, nell’estate del 2006, quella del trionfo Mondiale di Berlino, tentò di farla finita, gettandosi nel vuoto. Tra le mani stringeva un rosario. A salvargli la vita fu una macchina, che attutì la caduta. Nella sua autobiografia, «La partita più importante», ha scritto: "Mi sentivo l’oggetto di una persecuzione, inseguito come il peggiore dei furfanti".

A che legge non chiedo compassione o critica feroce per i calciatori caduti in questa crisi, ma voglio solo sottolineare che il malessere che ho illustrato spesso è silente e colpisce indistintamente ogni categoria umana. Essere vicino a queste persone in maniera discreta, accompagnarle in un percorso di recupero, può ridare senso alla loro vita e credetemi anche un po' di più alla nostra.

SS Lazio v Inter Milan
Fonte: l'autore Mino Deiaco

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1 COMMENTI

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  1. Mino - 2 anni

    senza dimenticare poi i casi di Ronaldo, Vieri e Tony Adams

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