La simulazione ai tempi del VAR

L'episodio che ha coinvolto Chiesa in Fiorentina-Atalanta riapre la discussione sull'applicazione del VAR

di Anis Chebbi
Anis Chebbi
(27 articoli pubblicati)
Chiesa

Errare è umano si è sempre detto ed è per questo che la tecnologia avrebbe dovuto dare ai direttori di gara il giusto ausilio per ridurre al minimo gli errori. Lo strumento deciso si chiama VAR (acronimo di Video Assistant Referee).

Dopo il primo anno di test (stagione 2017/2018) i risultati erano stato più che positivi con una notevole riduzione degli errori e con l'applicazione italiana elogiata da tutto il mondo tanto da far considerare la "scuola italiana" eccellenza mondiale nel settore.

Con questo presupposto ci aspettavamo una stagione 2018/2019 con uno strumento rodato e magari migliorato ulteriormente e invece alla stato di fatto non è così. Ma dov'è il problema? In generale ci lamentiamo del VAR, ma il problema non è il VAR ma la sua applicazione. Infatti è stata introdotta nel regolamento e nel suo protocollo di utilizzo una condizione di impiego relativa a "errori chiari ed eventi".

Da qui si aprono le più varie interpretazioni e va a finire che il VAR non vine applicato in maniera sempre uguale. Questo ha fatto in modo che la simulazione di Chiesa sia passata indenne dal giudizio del VAR.

La simulazione è uno dei gesti antisportivi più gravi ed è punita con punizione per gli avversari e cartellino giallo per il simulatore. Nell'era pre-VAR nel caso in cui fosse sfuggita al direttore di gara durante la partita si poteva essere giudicati successivamente con la prova TV e ricevere in alcuni casi pesanti squalifiche.

Ed ora che c'è il VAR? Non cambia molto, il gesto di Chiesa sarà giudicato dal Giudice Sportivo che dovrà dare un'interpretazione tecnica del mancato utilizzo del VAR. Poi dovrà giudicare se il "tuffo" sia stato fatto per evitare un intervento falloso come avvenne nel caso Strootman nel derby romano di maggio 2017. Quindi l'ipotesi di una squalifica per il giocatore viola è ancora in piedi.

Sicuramente si apre spazio ad una serie di considerazioni:

- Un talento come Chiesa, una giovane speranza per il nostro calcio, non deve crescere con questa "abitudine" e punirlo può essere utile più che altro per la sua crescita e maturazione professionale. I valori dello sport sono un bene imprescindibile per diventare un grande campione

- Qualcosa va rivisto nell'impiego del VAR per renderlo uno strumento efficace nella riduzione degli errori ma soprattutto per azzerare quelli evidenti e determinanti come quello di questo episodio specifico.

Fonte: l'autore Anis Chebbi

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