La sedia del Mondo verso il cielo di Amsterdam

Il Toro e la Coppa Uefa 1991/92, era quasi fatta, ma come sempre, "quasi" non basta

di Roberto Leonardi
Roberto Leonardi
(26 articoli pubblicati)
Mondonico Sedia

La sedia alzata da Emiliano Mondonico al cielo di Amsterdam, in una sera di maggio del 1992, ha radici in una trattoria gestita dai suoi genitori sulle rive dell'Adda. Fu il gesto di chi non ci sta, uno sfogo contro la sorte avversa che spesso grava sul Toro.

Un atto preso in prestito dalla sua memoria di bambino, quando in trattoria accadeva che dopo una cert'ora, le parole non bastavano più, e spesso i discorsi finivano a sediate.

E resta da allora uno dei simboli più forti della storia granata, da quella sera in cui tre pali fermarono il Torino in una finale. Tre suoni come rintocchi di campane sorde, alla fine di una cavalcata europea dove fecero vittime illustri, e forse meritarono di più.

Era un Toro in rinascita, due anni prima era in serie B, poi grazie ad una buona campagna acquisti del presidente Borsano, l'immediata risalita in A, e il 5° posto che valse la qualificazione in Coppa Uefa.
Quella Coppa Uefa che iniziò subito bene, eliminando KR Reykjavik, Boavista e Aek Atene, prima della sosta invernale.
Era un bel Toro, difesa solida, con i ruvidi Pasquale Bruno (Ex Juve ma presto amato dai tifosi del toro per la sua grinta) e Tarzan Annoni, l'esperto Cravero, Mussi, Fusi, Venturin, Marchegiani tra i pali, Martin Vazquez e Scifo a dirigere il traffico, Rambo Policano e Lentini incursori sulle fasce, quest'ultimo forse nella sua migliore stagione, poi passò al Milan, e una sfortunata sera d'estate parte del suo talento restò su una strada insieme ai rottami di una Porsche.
Riferimento offensivo Walter Casagrande, brasiliano ed eroe maledetto, da storia Toro. Ha lottato e vinto la dipendenza da alcool e droghe. A fine carriera riempì il vuoto lasciato dal calcio con cocaina, eroina, tequila e altra robaccia, tutto raccontato nel libro: "Casagrande e i suoi demoni".

Se il calcio fosse una scienza esatta nei quarti contro il Torino ci sarebbe il Bayern Monaco, invece a sorpresa c'è il BK Copenaghen, che ha fatto fuori anche i bavaresi. I granata non sottovalutano i danesi, e riportano a casa un bel 2-0 in trasferta, grazie a Casagrande e Policano. Uno a zero in casa, e si aprono le porte della semifinale.

Dall'urna del sorteggio viene evitato lo scontro fratricida col Genoa, sarà il Real Madrid l'ultimo ostacolo prima della finale.
Se devi scrivere la storia, è bene farlo arricchendo i capitoli con miti e leggende, e chi meglio del Real?
In un Bernabeu stracolmo, il Torino si presenta senza timori, e addirittura al 58' Casagrande realizza lo 0-1 approfittando di un controllo maldestro di Buyo su un tiro cross di Policano. Dopo otto minuti il Real ha già ribaltato 2-1, al 72' viene espulso Policano, ma i granata tengono duro, ed è li che probabilmente capiscono che possono farcela.
Spinti dai 60000 del Delle Alpi gli undici di Mondonico vanno in vantaggio dopo 7', un autogol di Rocha pressato da Casagrande.
Michel, Hierro, Hagi e il Buitre non sfondano, e a un quarto d'ora dalla fine è Fusi che raddoppia, poi 15 minuti da amministrare, ed è finale.

Tra la coppa e il Torino resta l'Ajax di Van Gaal, di Bergkamp, Jonk, Winter, DeBoer, l'andata sarà in casa.
Il Toro va sotto due volte ma è indomito, Casagrande con una doppietta tiene accese le speranze.
Nel vecchio Olympisch Stadion di Amsterdam queste speranze però sbattono su tre legni, solo il Torino può perdere una finale così, dirà Cravero distrutto a fine partita.
Tra questi tre pali, la sedia del Mondo, brandita per protesta dopo un intervento in area su Cravero (L'arbitro non fischiò rigore, e riguardando le immagini pare fu la decisione corretta), ma diventò comunque un simbolo contro la sorte granata, zero a zero e coppa all'Ajax.

Era quasi fatta, ma come sempre, quasi non basta. Al posto della coppa, il Mondo alzò quella sedia, partita da una trattoria e giunta fino sotto il cielo celeste di Amsterdam, non ancora notturno come siamo abituati a vederlo nelle sere di coppa.
Nell'aria il suono di tre pali carogna che fermarono undici tori granata.

Fonte: l'autore Roberto Leonardi

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