La qualità è poca, il lavoro per Mancini molto

Passare dalla delusione di Russia 2018 agli antichi fasti è missione quasi impossibile, occorre inventare e sfruttare con pazienza gli ingredienti migliori

di Luigi Tuveri
Luigi Tuveri
(27 articoli pubblicati)
Italian Football Federation Unveils New

Roberto Mancini, convocando giocatori che in tempi neppure troppo lontani la maglia azzurra l'avrebbero vista solo con binocolo, sta raschiando il barile. E lo sta facendo con coraggio. Immagino sia talmente disperato da essere ben conscio di doverle provare tutte. Ha addirittura chiamato la formica atomica. Pensare a Giovinco mi mette addosso una gran tristezza. Un cervello in fuga si potrebbe dire, confinatosi giovanissimo in Canada quando avrebbe potuto giocare titolare in squadre meno folkloristiche. Scelte.

Poi, al netto degli infortunati e non convocati (vedi Balotelli ennesima rinascita e ricaduta, tanto per fare concorrenza a Cassano) l'Italia gioca con l'Ucraina, non certo una delle Nazionali più forti al mondo, Mancini schiera la formazione più competitiva e nonostante i telecronisti Rai vogliano venderci latta per oro, è abbastanza evidente a tutti che, a oggi, questa nazionale non assomiglia neppure lontanamente a una squadra.

Verratti pesta i piedi a Jorginho. Chiesa a Insigne, Bernardeschi a Chiesa e Insigne a Bernardeschi. L'epopea esotica del falso nueve in veste azzurra non ricorda certo la Roma o la Spagna del recente passato, avvezze a non schierare un vero centravanti. A me pare più che altro che il trio d'attacco contro l'Ucraina, citando un termine letterario, assomigliasse a un esercizio di stile fine a se stesso. Tre buoni giocatori che non si passano la palla e che dribblando si dribblano pure tra loro. Bernardeschi, sul fortunoso gol, dribbla anche Chiesa. Del resto un centravanti vero non c'è. Il valore internazionale di Immobile è stato già decretato da fallimentari esperienze all'estero. La difesa non funziona meglio. Florenzi e Biraghi non sanno difendere. C'è altro da aggiungere? Buoni forse in un 3-5-2, ai lati del gruppo dei 5, ma non certo in una difesa a quattro. Avessimo giocato così con la Spagna o la Francia avremmo preso un set di gol. E infine il tuffo di Donnarumma sul gol del 1-1 degli uomini di Sheva, è ciò che ai giovani portieri si insegna a non fare. Donnarumma ha carenze tecniche impressionanti. E' vero, a volta fa parate assurde, visto che occupa con la sua stazza metri quadri simili a quelli che occupa la porta, ma a un grande portiere è richiesta, a volte, una sola parata a partita, e quella la deve fare. I numeri da circo sono per i portieri delle piccole e medie squadre a cui arrivano 30 tiri a partita.

Mister Mancini ha davanti un lavoro difficilissimo. Sarà necessario, se davvero vuole portare a termine il suo incarico, che metta da parte un po' della sua proverbiale spocchia. Capacità e umiltà, voglia di mettersi in gioco, capacità di creare e motivare. Più che le parole è necessario l'esempio, gli atti che si compiono, e non credo che uno buono sia stato quello di convocare Giovinco il quale, a 28 anni, fece scelte che non sono certo in linea con la voglia di mettersi in gioco e con l'umiltà. Tra l'altro adesso ne ha 31. Ma stiamo costruendo il futuro della nazionale o sono solo parole? Comunque silenzio e attenzione, che Mancini non ci mette molto a mollare tutto se lo facciamo innervosire. Lo ha già fatto altre volte...

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Fonte: l'autore Luigi Tuveri

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