la notte di Milan-Genoa, le streghe e il ruggito

La notte di Halloween passata allo stadio, è un racconto gotico di passione e superstizioni sconfitte. Almeno per questa volta.

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
AC Milan v Genoa CFC - Serie A

Arrivo allo stadio un'ora prima della partita, gli spalti sono deserti, mi siedo al mio posto poi mi rialzo e vado a bermi un caffè. Un caffè spesso serve per ingannare il tempo di noi, poveri illusi, che pensiamo che il tempo si lasci ingannare. Ed infatti è una illusione, perché dopo breve sono nuovamente seduto, insieme ai quattro gatti che, come me, sono arrivati con molto anticipo.

Solitamente quelli che arrivano molto presto vengono al tempio di rado, se non addirittura per la prima volta,  e sono gli esordienti a me più simpatici. Anche se scattano inutili fotografie sgranate, non fanno male a noi che quando comincia la partita, non vorremo più vedere muoversi una foglia, almeno fino a che la propria squadra non vìola la porta altrui. Invece, purtroppo, ci sono quelli che pensano che sia molto più bello arrivare all'ultimo minuto in uno posto che non si conosce, col risultato che i primi quindici minuti di un match di cartello li passi a cercare di vedere la partita sopra le teste di chi vaga sù e giù per le scale, coi loro bravi biglietti stampati su lenzuola di carta, alla ricerca del loro posto perduto.

Divagazioni di Halloween.  Saranno gli spiriti che mi fanno perdere il filo.

L'attesa del piacere, è essa stessa il piacere, diceva uno spot, ma è una bugia. L'attesa è una rottura di scatole e basta. Mentre continuo ad illudermi di poter piegare il tempo al mio volere, un signore che avrà passato la settantina mi mostra il suo biglietto, chiedendomi se so dov'è il suo posto. Gli indico alcuni seggiolini oltre il mio  "deve proseguire fino al numerato col 12",  gli dico, e intanto mi faccio piccolo per cercare di creare dal nulla quei centimetri che in realtà non ci sono, per permettere a questo attempato signore di raggiungere l'agognato seggiolino. Passa a fatica e guardandomi dice "torno stasera a San Siro dopo quarantotto anni, era Carraro il presidente del Milan, l'ultima volta che ho messo piede qui". 

La partita finalmente inizia, sto ancora cercando di trovare la posizione migliore da assumere sullo scomodissima sedia in plastica, che Suso frusta la palla col suo mancino e la manda a infilarsi, inesorabile, alla sinistra del portiere del Genoa. La notte delle streghe pare subito esorcizzata, nessuno scherzetto da queste parti, che piovano dolcetti a grappoli, sotto forma di gol.

Invece no, le arpie piano piano tornano ad aleggiare attorno ai giocatori del Milan che non sembrano invitati alla festa. I rossoblu provano a bussare alla porta di Donnarumma, ma trovano chiuso, pur sapendo che in casa c'è qualcuno. Finisce il primo tempo, e tiro un sospiro di sollievo, tirava una brutta aria.

Che in giro ci siano le streghe è evidente ormai a tutti, quando il Genoa nel corso del secondo tempo pareggia, con una assurda parabola assunta dal pallone, che calciata dall'attaccante rossoblu sbatte sul calcagno di Romagnoli, scavalca Donnarumma, corre lungo tutta la linea di porta, e quando sembra destinata ad uscire si insacca nell'ultimo pertugio disponibile.

Da qui comincia il confuso assalto all'arma bianca dei rossoneri, che non hanno intagliato le zucche per proteggersi dagli spiriti, solo il cuore da buttare oltre un ostacolo beffardo e ottuso, che non vuole sentire ragioni, perché questa è la serata giusta per giocare un brutto tiro. Mancano due minuti al termine del recupero, quando capitan Romagnoli scavalca il portiere avversario e scaccia gli incubi, le maledizioni, gli spiriti e le streghe.

Voi sarete streghe, ma noi siamo diavoli. 

Mentre osserviamo la palla che si abbassa lentamente, e vola verso  la porta incustodita, attendendo il momento giusto per liberare la folle gioia, il nostro respiro prende la rincorsa, così che l'urlo che ne consegue è un soffio di fuoco, come quello del draghi. Lo stadio ruggisce, sicuramente tremano i vetri delle case attorno.

Un graffio sulla pelle del Genoa, su cui i tifosi spargono il sale

Ciao streghe, addio spiriti, alla prossima.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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