La nostra estate croata: ad un passo dal sogno

Modric e compagni si preparano all'ultima sfida, vincere la finale dei Mondiali 2018 per entrare nella leggenda

di Andrea D'amore
Andrea D'amore
(22 articoli pubblicati)
Bandiera croata

Il Mondiale di Russia era appena cominciato, io e la mia fidanzata stavamo ancora decidendo la meta delle nostre vacanze. Vagliate varie ipotesi lei mi prospetta una possibile soluzione: "Perché non andiamo in Croazia?". Entrambi ci eravamo già stati in passato, io su un'isola nel nord e lei in un viaggio itinerante. Entrambe le esperienze avevano lasciato in noi una valigia di bei ricordi da conservare. Dopo qualche breve ricerca la nostra scelta è caduta sulla ridente cittadina di Bol, nell'isola di Brac, conosciuta per le sue splendide spiagge, la buona cucina e la vita mondana. Oltre ovviamente che per l'ospitalità e la cortesia dei suoi abitanti. Così abbiamo prenotato il volo da Milano per Spalato e un appartamento comodo per raggiungere le spiagge e il centro città. Fin dal primo momento siamo stati felici della nostra scelta trovando conferma di ciò che ci aspettavamo.

Devo dirvi la verità, da parte mia avevo anche un secondo fine: la speranza di festeggiare le vittorie della Croazia ai mondiali. Dopo aver vinto lo spareggio contro la Grecia, che è stato fatale invece alla nostra compagine italica, i croati si sono qualificati per il prestigioso torneo che si svolge quest'anno in Russia. Una nazionale, quella croata, nota per essere ricca di talento ma spesso povera di organizzazione e carattere. Questa volta speravo andasse diversamente, e così finora è stato. Giorno dopo giorno Modric e compagni hanno preso fiducia e si sono compattati vincendo con convinzione il girone eliminatorio davanti alla deludente Argentina di Messi. Hanno poi affrontato e superato con fatica l'arcigna Danimarca agli ottavi di finale, e i padroni di casa della Russia ai quarti di finale, in entrambi casi sono serviti i calci di rigore per decretare la nazionale vincente. Il 9 luglio, giorno del nostro arrivo a Bol, la Croazia era qualificata per la semifinale che si sarebbe svolta da lì a pochi giorni.

Durante il giorno ci siamo goduti il sole e il mare dalla acque cristalline, e la sera abbiamo passeggiato per la pineta e ci siamo rifocillati nei deliziosi ristoranti con gustosi piatti di pesce. Ci aspettava un mercoledì da Leoni. O meglio, un mercoledì contro la nazionale dei 3 leoni, la sorprendente Inghilterra che tanto aveva ben figurato nel suo cammino dispensando gol e bel gioco ad ogni incontro. Un'impresa tutt'altro che semplice, un ostacolo duro da superare. Gli inglesi partono forte e alla prima occasione vanno a segno. La Croazia sembra stanca e il suo ritmo compassato non produce pericoli di sorta alla retroguardia dei sudditi di sua Maestà, il primo tempo si conclude con l'Inghilterra in vantaggio di un gol. La ripresa comincia sulla falsa riga della prima frazione di gioco fino al lampo di Perisic che intervendo in spaccata sul cross di un suo compagno anticipa il difensore inglese e insacca il gol del pareggio. È tripudio croato. Nel ristorante sul porto di Bol dove ceniamo seguendo la partita i camerieri si abbandonano a urla di gioia e, seppur conservando la loro professionalità, seguono con maggiore insistenza l'andamento dell'incontro. Il vento ormai è girato e soffia a favore dei croati, la sensazione è che la loro vittoria sia scritta nel destino. L'eroe del giorno è Mario Mandzukic che raccolto il pallone nell'area si gira e lo insacca siglando la rete decisiva che porta la Croazia in finale, e fa sobbolzare il cuore di 4 milioni di tifosi da Zagabria a Dubrovnik, passando per Rijeka e Spalato. 

24 ore al fischio d'inizio, l'ultimo passo verso la gloria sospinti da un popolo orgoglioso dei suoi campioni. Le bandiere sventolano trepidanti, comunque vada a finire i croati racconteranno alle prossime generazioni la storia di questa fantastica cavalcata con la speranza che il sogno diventi realtà. Con indosso la maglia numero 10 di Modric siamo pronti anche noi per la battaglia finale.

Fonte: l'autore Andrea D'amore

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