La Croazia ora sogna in grande, anche grazie al suo portiere speciale

La Croazia passa gli ottavi contro la Danimarca dopo i calci di rigore, grazie al suo portiere Subasic, che dedica la vittoria ad un amico speciale.

di Nicola Pintus
Nicola Pintus
(19 articoli pubblicati)
Subasic

Ora è ufficiale: dopo 20 anni la Croazia è tornata tra le protagoniste del Mondiale. Dopo quella magica squadra del ‘98, guidata dal capitano Boban e contraddistinta da personalità forti quali il capocannoniere Davor Šuker, Prosinečki, Robert Jarni e Mario Stanic, fermata solo in semifinale (doppietta di Thuram) dalla vincitrice di quel Mondiale (la Francia), ora la Croazia torna di nuovo a fare la “voce grossa” per la vittoria finale. Adesso è infatti approdata ai quarti di finale, contro la Russia che, per quanto temibile (soprattutto in quanto paese ospitante della competizione), non sarebbe un avversario difficile da superare.

La squadra di Zlatko Dalić a dirla tutta si pensava già potesse rappresentare la “mina vagante” di questi mondiali. Del resto possiede una buona difesa, con due centrali di esperienza del calibro di Lovren (arrivato col Liverpool alla finale di Champions League) e Vida, mentre laterali ci sono Vrsaljko e Strinic che già ben conosciamo dal campionato italiano. Il centrocampo croato è di alto spessore tecnico, con il capitano e “maestro” della regia Luka Modric (fresco campione d’Europa col Real Madrid), supportato dall’altrettanto campione blaugrana Rakitic e dall’interista Brozovic.

La sorpresa che però secondo me ha alzato l’asticella di "pericolosità" della Croazia è stato il geniale innesto, in una squadra già ben collaudata, del giovane Rebic, in passato alla Fiorentina ma con scarsi risultati (forse figli di una troppo giovane età, oltre che da diversi infortuni). I suoi “strappi” in attacco, fatti di corsa e tecnica, hanno infatti permesso alla squadra di aggiungere quell’imprevedibilità offensiva che lo strapotere fisico di Mandzukic e la velocità di Perisic da sole non potevano garantire. Risultato è ora una squadra determinata ad arrivare fino in fondo al Mondiale e perché no, ad alzare alla fine quella tanto agognata coppa.

Il portiere Subasic da ultimo si è rivelato decisivo quando la partita non è andata oltre il pareggio, contro la Danimarca agli ottavi di finale, ed il destino di una squadra veniva decretato nei tiri dagli undici metri. Di fronte aveva un temibilissimo avversario, figlio d’arte nonché "pararigori" per eccellenza, il danese Kasper Schmeichel (che tanto per non smentirsi aveva già parato un rigore nei tempi supplementari a Modric). Subasic però non si è scomposto, ha parato tre dei cinque rigori ed ha condotto così la sua squadra un passo ancora più vicino al sogno Mondiale.

Dopo quella splendida impresa il portierone croato si è tolto la maglia, mettendone in evidenza un’altra, che raffigurava un calciatore suo amico, Hrvoje Custic, scomparso purtroppo a soli 25 anni dentro un campo di calcio nel 2008, quando entrambi giocavano nello Zadar. Custic dopo uno scontro di gioco sbatté violentemente la testa contro il bordo in cemento situato poco oltre il terreno di gioco, morendo qualche ora dopo. Da allora (circa dieci anni) Subasic ha portato sempre sotto la maglia di gioco la sua foto, per tenere sempre vicino al cuore l'amico scomparso, che tanto sognava come lui di diventare un calciatore professionista. Dopo esser stato protagonista di una splendida prestazione, Subasic non si è preso la scena come avrebbe senz’altro meritato, ha pensato invece ad uno sfortunato amico che il destino si è portato via inesorabilmente, dedicandogli la vittoria. La Croazia ora può sognare in grande, perché ha una squadra di veri campioni ed un portiere speciale, con un angelo che lo guida dal cielo.

Croazia
Fonte: l'autore Nicola Pintus

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