Kean e Cutrone, i gemelli diversi del mercato

Per quanto il destino dei due attaccanti, "scaricati rispettivamente da Juventus e Milan possa sembrare simile, in realtà non lo è così tanto. Vediamo perché.

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(109 articoli pubblicati)
Cutrone e kean

Quando si parla di giovani, nel mondo del calcio, si rischia di cadere nell’ovvio, nella banalità, nel luogo comune più affollato di sempre. Infatti, uno dei discorsi preferiti dai frequentatori degli italici bar dello sport, riguarda proprio il ruolo che i delfini usciti dalle squadre primavera possono giocare all’interno della squadra per cui si fa il tifo. Ognuno di noi, credo di poter affermare, ha sentito dire o persino pronunciato in prima persona la frase Ci vorrebbe una squadra di giovanili, magari italiani. Ma chi l’ha stabilito che una squadra di giovani nostrani sarebbe tanto competitiva? Le squadre di calcio hanno bisogno di giocatori di un solo tipo: quelli bravi. Essere giovani è un bellissimo optional, se sei bravo, altrimenti non da alcun valore aggiunto, né alla squadra né al giocatore stesso. Qualcuno forse preferirebbe un giovane sconosciuto che ha segnato fiumi di gol nella squadre giovanili, anziché Cristiano Ronaldo? io Non credo. 

Fatta questa premessa, mi piacerebbe approfondire il discorso, ed entrare nello specifico delle discusse cessioni, soprattutto dai parte delle rispettive tifoserie, di Kean e Cutrone. Sono due operazioni all’apparenza molto simili, ma che in realtà, secondo me, lo sono fino a certo punto.

L’unico denominatore comune è l’occasione, per Juventus e Milan, di iscrivere a bilancio una succulenta plusvalenza, in quanto, i loro cartellini non sono costati nulla alle due società, essendo cresciuti nelle rispettive squadre giovanili. Però Kean, che pure ha mostrato nella scorsa stagione molto talento e un enorme potenziale, è un giocatore che nella Juve attuale ha davvero poche possibilità di giocare, se non sprazzi di partite. La sua cessione permette alla Juve di fare cassa, come dicevamo prima, di non avere a bilancio l’ingaggio di un giocatore che avrebbe richiesto un ritocco alle spettanze e che probabilmente sarebbe stato ceduto in prestito. Inoltre se, come credo, i dirigenti bianconeri sotto sotto si augurano che Kean possa emergere, pur non avendo pattuito una cifra per la recompra, la Juventus può fare affidamento su una forza economica che le permetterebbe di riportare a casa il giocatore. L’unica incognita sarebbe una eventuale futura asta per contendersi il giovane attaccante di colore, che  potrebbe avere così un ampio ventaglio di possibilità, oltre all’eventuale ritorno a Vinovo. Chiamiamolo rischio d’impresa.

Per quanto riguarda invece la cessione di Cutrone da parte del Milan, è a mio parere un po’ meno logica e notevolmente più rischiosa. Certamente il Milan aveva bisogno di cedere alcuni dei suoi migliori giocatori per far sorridere il proprio bilancio e, come detto in precedenza, cedere un elemento cresciuto nella primavera offre un enorme vantaggio a questo proposito. Però la valutazione del ragazzo è parsa più una svalutazione, una vendita in saldo. Credo che il valore del cartellino di Cutrone si potesse aggirare tranquillamente trai i 25 e i 30 milioni. E poi perché cedere una punta dalla giovane età, con un discreto rapporto con il gol, che da sempre fa parte dell’universo rossonero, per acquistare uno giocatore altrettanto giovane, Leao, pressoché sconosciuto, i cui numeri in zona gol non sono molto diversi da quelli di Patrick, oltretutto pagandolo un cifra che si aggira intorno 25 milioni più bonus? Cutrone certamente non era era amato dal suo precedente tecnico, Gattuso, e probabilmente neanche dal quello nuovo, Giampaolo, da cui quasi sicuramente è partito il nulla osta definito alla cessione. Capire però il perché, almeno dall’esterno, è davvero complicato. Cutrone rispetto Kean avrebbe avuto molti meno rivali nel proprio reparto, forse l'unico in rosa al Milan più forte di lui sarebbe stato Piatek. In un modulo, il 4-3-1-2 di marca Giampaolo, la sua candidatura al ruolo di seconda punta sarebbe stata così irrazionale?  Infine, anche se le sue doti dovessero definitivamente emergere, è difficile attualmente immaginare un suo ritorno in rossonero.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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