KARMA ULTRAS! La curva veste di rosa: il fenomeno del tifo femminile

Il tifo femminile italiano e non solo, raccontato attraverso le eroine e il coraggio eversivo di osare

di Domenico Margiotta
Domenico Margiotta
(3 articoli pubblicati)
Donne Rossonere

Chi ha detto che il tifo calcistico è solo maschile? – Nella nuova era del calcio moderno, assistiamo ad un fatto sociale evidente: il tifo femminile è cresciuto. In Italia il fenomeno non è visto di buon occhio. Il metro del nostro pensiero lo si è letto questa estate, su volantini comparsi nella curva laziale nel match contro il Napoli. Il messaggio si apriva come un inno cavalleresco, forte di termini come “luogo sacro”, “codice “ e “trincea”. Toccava il succo del ragionamento, “All’interno di essa non ammettiamo donne”. Si chiudeva con un rimando al mondo bucolico femminile, contrapposto alla legge del Direttivo Diabolik Pluto, cosi come si firmavano. Da ultimo, qualche giorno fa ha parlato del fenomeno il programma andato in onda su Raidue, Nemo Nessuno Escluso. Donne e mamme hanno raccontato la domenica tipo, quel giorno di riposo dal ruolo familiare, via gli abiti abituali e indosso solo colori.

Le radici del tifo femminile italiano – Sfogliando le pagine polverose della storia, risalgono agli anni ’20 le prime presenze di donne tifose, a Torino sponda bianconera, con le “Socio Patronesse”, le nonne delle “First Ladies” juventine nate nel 1990. L’anno da ricordare è il 1971: nasceva all’ombra della madunina il “Milan Club Stella Saronno”, primo club di un gruppo di donne tifose che ha innescato un entusiasmante effetto domino. Un fenomeno più vecchio ed eversivo di quanto sembri. Essere tifose di una squadra di calcio nel nostro paese significa avere uno stile di vita dinamico, curioso e aperto alle novità. Il calcio diventa anche pretesto per aiutare gli altri, costellato di gesti di solidarietà, raccolte fondi e donazioni.

Il tifo femminile nel resto del mondo – Ancora oggi ci sono paesi in cui il tifo femminile è proibito. In Qatar, paese che ospiterà i Mondiali del 2020, solo le donne straniere hanno libero accesso allo stadio. Lo stesso vale per Arabia Saudita e Iran, mentre in Turchia le donne allo stadio sono quanto gli uomini. Altra storia è la presenza delle donne negli stadi dell’America Latina: colorate e sorridenti, le donne sono padrone quanto gli uomini di vivere lo stadio come luogo di aggregazione e di condivisione della festa. In Germania è calciomania in rosa dal 2008, anno degli europei di Austria e Svizzera, dove l’auditel tedesco ha rilevato più telespettatrici che telespettatori davanti alla tv.

Le eroine del tifo femminile – Spesso, il tifo femminile rappresenta il campo in cui si gioca una partita molto importante, quella della parità dei diritti. Una sfida che accompagna il gesto della catalana Edelmira Calveta: negli anni ’10 intraprese una battaglia di principio per entrare a far parte della dirigenza del Barcellona, e ci riuscì. Sfida raccolta dall’italiana Mary Dalmazzo, una delle prime tifose bianconere, e portata avanti dall’abruzzese Nella Grossi, classe 1940, fondatrice del primo club femminile organizzato italiano. Eroine che arrivano fino ai giorni nostri, nei panni di una giovane donna araba con indosso l’abaya nero che nel 2014 ha cercato invano di assistere la sua squadra del cuore, l’Al-Hilal. Sempre nello stesso anno, in Iran Ghoncheh Ghavami ha trascorso 4 mesi in carcere per essersi travestita da uomo pur di vedere un po’ di sport.

Una questione di coraggio – Noi uomini, che consideriamo la libertà di tifare un diritto naturale non negoziabile, fatichiamo a concepire realtà diverse dalla nostra. Non sappiamo cosa significhi combattere contro chi nega la libera espressione del tifo femminile e l’uguaglianza sociale. Un viaggio di parole, interrotto a volte da pianti a volte da sorrisi, comunque emozioni, che portano ogni domenica le donne a confrontarsi con questi problemi. Da nord a sud, di stadio in stadio e di città in città, il loro è un racconto sulla bellezza della diversità in immagini, e al centro un esercito di ultras in rosa urlante nelle prime file della curva laziale, e non la dodicesima donna sugli spalti. Per questo ed altro, è una questione di coraggio.

Fonte: l'autore Domenico Margiotta

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1 COMMENTI

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  1. DomenicoMargiotta - 2 anni

    non so se sia davvero così cmq non mi piace il modo di trattare le donne

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