Karamoh, Pinamonti e giovani esclusi: Spalletti, manca il coraggio?

Atalanta-Inter è stata un esempio lampante di quanto il tecnico toscano poco si fidi della sua gioventù, seppur promettente. Il suo timore è giustificato?

di Bernardo Cianfrocca
Bernardo Cianfrocca
(6 articoli pubblicati)
Torino FC v FC Internazionale - Serie A

L'Inter di Spalletti, prima del sabato sera bergamasco, era reduce da prestazioni molto confortanti dal punto di vista del gioco. Sia il beffardo pareggio nel derby, che la sconfitta immeritata di Torino, erano stati parzialmente digeriti proprio per la positiva impressione data da una squadra in grado finalmente di seguire con continuità i dettami del proprio allenatore. 

Il primo tempo contro l'Atalanta ha però gettato delle pesanti ombre: gli uomini di Gasperini hanno imperversato in lungo e in largo nella prima mezz'ora di partita, supportati da un'intensità fisica sfrenata e da una sfrontatezza ormai connaturata. Esemplificativo, di queste due qualità, il primo tempo di Musa Barrow,  attaccante classe 1998 coraggiosamente lanciato titolare dal Gasp. Il ragazzo, tirannico dominatore nel campionato Primavera, ha avuto la sua occasione tra i grandi dopo un lungo periodo di apprendistato tra allenamenti e spezzoni a gara in corso. Un'occasione peraltro ben sfruttata, tanto da procurarsi un paio di situazioni ottimali per bagnare il suo debutto da titolare con un goal, facendo ammattire Miranda ma trovando un grande Handanovic sulla sua strada. 

Tornando invece ai nerazzurri milanesi, è balzata agli occhi ancora una volta la poca fiducia riposta da Spalletti nei suoi più giovani allievi, dal caso maggiormente eclatante, rappresentato dal francese Karamoh, ai prodotti del proprio settore giovanile, dal bomber Pinamonti al centrocampista Emmers. Il primo, aggregato con Icardi e compagni dall'inizio della stagione, ha avuto spazio solo nel dimenticabile primo tempo di Coppa Italia contro il Pordenone e nei minuti conclusivi della disperata sfida di Marassi contro il Genoa.  Addirittura, nella sconfitta di una settimana fa contro il Torino, Spalletti ha tentato l'assalto finale al pareggio giocandosi la carta Ranocchia come centravanti, sperando nei suoi centimetri per creare caos nell'area granata. Una mossa comprensibile quando si è sull'orlo della disperazione, ma perché, a quel punto, non tentare di inserire un vero attaccante d'area più abituato a determinati movimenti e situazioni? Pinamonti non avrebbe di certo corso il rischio di bruciarsi giocando pochi minuti di una partita già compromessa. 

Nemmeno Emmers, più volte convocato con i grandi, ha mai potuto usufruire di una chance. Eppure, con la squalifica dell'essenziale Brozovic e i tormenti fisici che affliggono Vecino, il dinamico biondino cresciuto da Stefano Vecchi avrebbe magari conferito quell'energia nelle due fasi che Borja Valero, in apnea sabato per lunghe fasi, non sembra più in grado di garantire. E cosa dire del francese arrivato in estate? Dopo alcune prestazioni brillanti, prima fra tutte quella col Bologna, in cui realizzò la splendida rete decisiva, è stato di nuovo eclissato, ridotto a carta della disperazione da giocarsi solo nei minuti di recupero. Obiettivamente poco per una squadra che ha pochissimi ricambi offensivi e che inoltre, contro l'Atalanta, era priva di Candreva, titolare nel ruolo di esterno destro offensivo. Piuttosto che optare per il suo sostituto naturale, Spalletti ha azzardato una difesa a tre pericolante con Cancelo e Santon a fungere da tornanti nella linea dei centrocampisti. E se il portoghese ha impiegato un tempo per metabolizzare il cambiamento, l'ex Newcastle sulla sinistra non sembra mai a suo agio, poiché raramente decide di prendere il fondo e tentare cross o combinazioni con il mancino, risultando così molto scolastico nelle scelte, nonché semplice da  neutralizzare. 

Se è vero che la piazza interista non è mai stata particolarmente idonea per una paziente attesa di giovani pupilli o promesse, è pur vero che l'ottimo lavoro portato avanti negli ultimi anni da Samaden e Vecchi merita di correre un rischio che porti alla ribalta uno di questi talenti, soprattutto quando può rendersi funzionale alla causa. Altrimenti, cullarsi per l'ennesimo Viareggio o campionato vinto rischierebbe di diventare un vanto fine a se stesso. 

FC Internazionale Training Session
Fonte: l'autore Bernardo Cianfrocca

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1 COMMENTI

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  1. MR.P_23 - 3 mesi

    Concordo pienamente, dov’è la voglia di progettare un futuro a medio lungo raggio? Solo attraverso faraonici e rischiosi investimenti?
    Per giunta statisticamente, fallimentari.
    La differenza caro Luciano S. La dovresti fare, coinvolgendo e creando valore aggiunto a quello che hai, altrimenti cosa significa “fare la differenza”?

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