Kakà e Ronaldinho: cosa ha perso il calcio con i loro ritiri

Esaminiamo le caratteristiche principali di due dei migliori calciatori degli ultimi anni del panorama mondiale

di Ciro Balestrieri
Ciro Balestrieri
(59 articoli pubblicati)
Kakà - Ronaldinho

Quest’anno ci sono stati due ritiri molto eclatanti, quelli di Kakà e di Ronaldinho. Entrambi sono stati due veri campioni del calcio ed hanno vinto un pallone d’oro ciascuno. I due hanno condiviso moltissime partite nella nazionale brasiliana vincendo anche l’ultimo mondiale conquistato dalla Seleção nel 2002 in Corea e Giappone. Dal punto di vista tecnico invece sono due giocatori molto diversi che hanno interpretato il loro ruolo in maniera totalmente differente. Ronaldinho è l’archetipo del numero 10 brasiliano, dotato di un altissimo livello tecnico e capace di dare grande spettacolo con le sue giocate di classe e di far divertire il pubblico. Kakà è il N.10 moderno che fa delle proprie capacità atletiche l’arma in più rispetto agli altri, con la sua progressione da 200-400metrista diventata forse il suo marchio di fabbrica, fermo restando l’ottimo tasso tecnico che gli ha permesso di indossare la maglia numero 10 della Verdeoro per molto tempo. 

Gli anni migliori del Gaucho sono stati senza ombra di dubbio quelli passati a Barcellona. In quegli anni è stato la vera star del Camp Nou, amato da tutti i suoi tifosi ed applaudito anche dai suoi avversari come avvenne nella memorabile partita contro gli storici rivali del Real (addirittura al Bernabéu) dove dopo aver segnato un goal partendo dalla metà campo e saltando tre uomini gli venne “dedicata” una standing ovation da parte di tutto il pubblico pagante. Lo stesso anno contribuì al successo della Champions e della Liga. Era un calciatore fantastico con grande estro e fantasia, ha saputo incantare chiunque lo guardasse con la sua capacità di toccare la palla e i suoi numerosi assist specialmente al suo compagno Eto’o. É stato d’ispirazione al giovanissimo Messi nei suoi primi anni a Barcellona ed ora quest’ultimo l’ha ampiamente superato; quando si dice “l’allievo che supera il maestro”. 

Kakà invece ha dato il massimo con la maglia del Milan per la gioia dei tifosi rossoneri. Tra tutte le prestazioni di grandissimo livello di cui ha dato prova il brasiliano con cittadinanza italiana sono da incorniciare  le due sfide in semifinale col Manchester United di Cristiano Ronaldo. In quei due incontri il numero 22 ha espresso al massimo le sue potenzialità portando alla finale i rossoneri. All’andata all’Old Trafford fu autore di una doppietta che consentì al Milan di perdere con un solo goal di scarto mentre al ritorno a San Siro segnò la prima rete del 3 a 0 finale ricordata ancora oggi come una delle migliori prestazioni da parte di una squadra nelle fasi finali di una competizione europea. Ancora oggi nessun altro campione venuto dopo di lui ed anche più grande di lui come possono essere Messi e Cristiano Ronaldo è stato così determinate per la vittoria della più prestigiosa competizione tra club al mondo come lo è stato Kakà, un esempio di trascinatore e di incisività senza eguali. 

Ciò che li accomuna di più però non ha a che fare con qualcosa di tecnico ma di “umano”. I due campioni nonostante i successi e le conseguenze di essi come la fama ed il denaro, non sono mai stati altezzosi nei confronti degli altri, sia dei compagni sia dei tifosi, mai nessun comportamento da prima donna al contrario di molti loro colleghi meno capaci di loro, anzi si sono sempre mantenuti umili come all’inizio delle rispettive carriere mettendosi sempre a disposizione. Inoltre sono stati entrambi estremamente corretti, mai nessun fallo di reazione o espulsioni per proteste nonostante la mole di falli subiti dai difensori avversari. Quello che hanno lasciato al pallone non sono solo le gesta tecniche ma soprattutto umane, e sono stati e lo saranno sempre degli esempi da seguire per i milioni di ragazzini di tutto il mondo che provano a diventare dei calciatori come loro vivendo il calcio con la loro stessa gioia. Speriamo che il loro modo di essere venga trasmesso alle nuove generazioni sportive per evitare comportamenti imbarazzanti come se ne vedono troppo frequentemente negli ultimi anni.

Fonte: l'autore Ciro Balestrieri

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