Juventus-Udinese 2-0: il calcio senza una donna

Storia di come so infilare nella clutch rossetto e sciarpa bianconera

di Anna chiara Di cerbo
Anna chiara Di cerbo
(9 articoli pubblicati)
Juventus v Udinese Calcio - Serie A

Mi capita spesso di origliare conversazioni, tra i tapis roulant e le cyclette della palestra. "Per fortuna questo weekend non hanno calcetto, finalmente!" sono parole che mi fanno attivare il neurone dell'empatia: immagino la mia di attesa, per ogni partita della Juventus, ed immagino l'attesa del povero ragazzo che probabilmente deve rinunciare alla sua partitella della domenica perché il campo era già prenotato, e lo immagino ancora tra i corridoi dell'Ikea con il carrello pieno di candele alla vaniglia e tazze monocolore. 

Intendiamoci: adoro i centri commerciali, ma amo il calcio. Ed anche questa domenica ho organizzato il mio ritorno a Roma dopo un weekend casalingo calcolando al secondo i tempi, per evitare di perdermi anche solo un minuto di Juventus - Udinese. Ed ho fatto bene: i miei due ragazzi dell'Albiceleste sono ognuno al 50% delle loro potenzialità, complici gli infortuni che li hanno tenuti lontani dal campo e dalla loro alchimia. Ma come nelle coppie migliori, certi sentimenti non si dimenticano. Paulo disegna una traiettoria perfetta su punizione, per un goal che significa condivisione. Perché l'occasione successiva, su rigore, nonostante le urla di Allegri, Paulo la lascia a Gonzalo. Perché se ha segnato uno, è giusto che segni anche l'altro. E non importa se il rigore lo sbagliamo, l'abbiamo sbagliato insieme. Higuain protegge un pallone come se fosse un gioiello e lo regala a chi si è occupato ieri di trasformare il carbone in diamanti, e che deposita in porta il centunesimo dei palloni nella sua carriera. Mi ritrovo di fretta e furia a chiudere la valigia per ripartire, in attesa del big match della sera. Non lo guardo, preferisco fare altro. Ma il postpartita non lo perdo, ed è lì che mi torna in mente una verità sacrosanta: le parole feriscono più di una partita persa ai calci di rigore dopo un estenuante percorso. 

Mi sono chiesta spesso cosa possa avermi colpito nella mia vita da farmi appassionare al calcio così tanto. Come Buffon fu folgorato da N'Kono, io sono stata folgorata da Buffon. Ma non può essere solo quello: è una passione viscerale, una fiamma che si accende ogni volta che le luci si accendono sull'erbetta umida. Non può essere solo un capriccio. La mia, e quella di milioni di altre donne, è la stessa, identica voglia di quel ragazzo che di domenica pomeriggio vuole andare a sentirsi Dybala per un'ora. Ed io mi sento di avere il sacrosanto diritto di esultare con i compagni di curva, di commentare la posizione di Lichtsteiner o l'entrata di Sturaro, ho il sacrosanto diritto di sentirmi ascoltata. E se vogliamo, ho il sacrosanto diritto di essere mandata a quel paese, anche se sono troppo carina, e senza risatine. Perché in ogni caso, ho anche, e soprattutto, il diritto di mandare a quel paese. E di mandare all'Ikea. 

Fonte: l'autore Anna chiara Di cerbo

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