Italia-Germania dalla Sardegna con furore

La sfida più sentita nella più classica della partitelle in spiaggia

di Dario Curcio
Dario Curcio
(15 articoli pubblicati)
Sardegna

Estate del 2012, Sardegna: In un caldissimo pomeriggio di fine agosto all’improvviso si intrecciano le vite e le vacanze di un gruppo di italiani e di tedeschi.

Noi, 4 ragazzi tra i 20 e i 30 anni, romani, nemmeno tanto in forma ma decisamente appassionati di calcio. Un gruppo di ragazzi italiani in vacanza tra sole, mare, ragazze e partitelle sulla spiaggia. Questi 4 ragazzi, intorno alle 16, dopo l’ennesimo bagno nello splendido mare di San Teodoro decisero che era arrivata l’ora dell’aperitivo. Mentre si dirigevano a passo svelto verso il bar vennero però fermati da altri 4 ragazzi, sorridenti con 4 birre in mano, che con un perfetto accento inglese chiesero: “Vi va una partita?”. Erano tedeschi e avevano un fisico da far invidia, unita alla loro proverbiale superbia. Ma gli italiani si sa davanti ad una sfida, meglio ancora se proveniente dalla terra dei crauti, non sono capaci di dire no.

Fatte le classiche porte grandi con le ciabatte, detto che per vincere bisognava segnare per primi 5 gol, la partita iniziò con il copione più tradizionale: i tedeschi attaccavano a testa bassa, noi italiani preferivamo rinchiuderci a riccio e ripartire in contropiedi, nemmeno troppo veloci. Il nostro improvvisato portiere ci salvò con un paio di interventi miracolosi poi arrivò il classico gol all’italiana. La palla dalla difesa finì a me, con i tedeschi tutti avanti, l’ultimo dei quali si fece minaccioso nella mia direzione. Io con l’esterno destro passai il pallone al mio amico attaccante che bruciò il portiere: 1-0 e palla al centro. Dopo 5 minuti eravamo avanti ma la reazione avversaria fu rabbiosa e sfociò nel gol del pareggio. Capimmo che per vincere quella partita non avevamo scelta, come disse chiaramente il mio amico attaccante: “Ragazzi, fisicamente ci schiacciano. Dobbiamo segnare subito e far finire la partita al più presto”. Nelle gambe avevamo altri 10 minuti, non di più. Col solito copione e l’aiuto della Dea Bendata riuscimmo a segnare 3 gol in 5 minuti senza subirne. La partita si era messa decisamente in discesa. Da sottolineare che avevamo il costante aiuto del giovanissimo pubblico sardo, che si stava appassionando a quella che sembrava una vera impresa, incitandoci al grido “Italia Italia!”. Le energie però erano esaurite prima del tempo, complice il gran caldo e la corsa senza sosta dei 4 ragazzoni tedeschi. Più o meno al minuto 15, che per noi sembrava il 90˚, i nostri avversari trovarono la rete del 4-2. Eravamo sempre ad un passo dalla vittoria ma i tedeschi attaccavano come se non ci fosse un domani e dovevamo resistere. Ad un certo punto sul piede destro dell’attaccante straniero capitò la più facile delle palle gol, davanti alla porta, ma incredibilmente sparò a lato. Invece di riprendere le loro posizioni, i nostri avversari cominciarono a ridere e a prendere in giro il loro giocatore. Noi da bravi italiani furbi ne approfittammo: il nostro difensore passò palla a me, lancio filtrante per il nostro veloce attaccante che a tu per tu col portiere calciò, respinta dell’estremo difensore ancora sui piedi del nostro centravanti che segnò il gol del definitivo 5-2.

Contro tutto e tutti anche stavolta l’Italia aveva battuto la Germania. Laconico il commento finale del loro portiere: “Italiani? Ecco perché abbiamo perso”.

Fonte: l'autore Dario Curcio

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