Inter Primavera, quanto pesa il salto tra i grandi

Nonostante la qualità del settore giovanile nerazzurro sono pochissimi i giovani che riescono ad affermarsi anche in prima squadra.

di Tommaso Gambadori
Tommaso Gambadori
(29 articoli pubblicati)
FC Internazionale U19 v UC Sampdoria U19 - Primavera Serie A

Tre Viareggio Cup, due campionati, una Coppa Italia ed una Supercoppa di categoria. Sono questi i trofei che, negli ultimi otto anni, sono andati ad arricchire la bacheca dell'Inter Primavera, ad oggi uno dei migliori settori giovanili d'Italia e d'Europa. Tanti i baby talenti che hanno vestito la casacca nerazzurra in questo lasso di tempo ma pochissimi, per non dire nessuno, quelli che si sono affermati anche in prima squadra. Gran parte delle giovani promesse nerazzurre si sono infatti perse, collezionando prestiti su prestiti tra Spagna (Manaj, Livaja e Longo), Serie B (Garritano, Baldini, Kouamè, Radu etc.) e Serie C (Zonta, Bonetto e Romanò).

Coloro che sono riusciti ad arrivare nella massima categoria si calcolano con il contagocce, e spesso si è trattato di apparizioni mordi e fuggi, come nel caso di Francesco Bardi, portiere titolare dell'Inter che vinse il Torneo di Viareggio nel 2011, il quale, fino ad oggi, ha collezionato appena una decina di apparizioni in A tra Chievo e Frosinone, squadra, quest'ultima, dove milita tuttora. Uno dei casi più eclatanti di talenti spariti dai radar del calcio che conta è quello di Simone Dell'Agnello, anche lui protagonista al Viareggio del 2011, dove conquistò i titoli di miglior marcatore e di miglior giocatore. Da li in poi, anche per lui iniziò la girandola di prestiti che oggi lo ha portato al Cuneo in Serie D. Ovviamente ci sono delle eccezioni, come Marco Benassi, centrocampista classe '94 che ha già sfondato il muro delle 100 presenze in A vestendo le maglie di Torino e Fiorentina, o Ibrahima Mbaye, che sta riuscendo a ritagliarsi parecchio spazio tra le file del Bologna. Purtroppo questi sono solo dei casi isolati, troppo isolati per non far sorgere un fondamentale quesito: mancanza di talento o errata gestione da parte della società?

Trovare una risposta non è facile, ma ampliando l'orizzonte dell'indagine si capisce come i talenti non fatichino a sbocciare solo nel club di Corso Vittorio Emanuele. Anche la Primavera della Juventus, infatti, non riesce a sfornare giocatori pronti per i grandi palcoscenici, tanto che l'ultimo ad aver compiuto il grande salto e ad essere riuscito a lasciare un segno in prima squadra è stato Claudio Marchisio, oramai più di dieci anni fa. Situazione diversa in casa Milan, squadra che, nonostante possieda un palmares sensibilmente più scarno rispetto alle due rivali (appena due titoli negli ultimi diciotto anni), conta tra le fila della prima squadra parecchi elementi provenienti direttamente dal settore giovanile. I più in vista sono sicuramente Donnarumma, portiere classe '99 già da tempo nel giro della Nazionale e cercato dai top club di tutta Europa, e Patrick Cutrone, miglior realizzatore dei rossoneri con 7 gol in A ad appena venti anni, ma non vanno dimenticati anche Calabria e Locatelli. Questo a dimostrazione che le Primavere possono ancora rappresentare degli importanti bacini dai quali prelevare giovani talenti per le società, e chissà che, sulla scia del modello Milan, non si inizi già da ora a costituire il nucleo della Nazionale del futuro...

Fonte: l'autore Tommaso Gambadori

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