Ingaggi alle stelle per le stelle

La ricchezza delle star del calcio sembra aumentare stagione dopo stagione, ma il sistema è sostenibile?

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(128 articoli pubblicati)
Juventus v Real Madrid - UEFA Champions

A duecento anni dalla nascita di Karl Marx rimane solo da chiedersi cosa rimanga della lotta di classe nel nostro mondo contemporaneo. Il divario tra persone che hanno maggior ricchezza e persone che hanno sempre meno possibilità economica è decisamente aumentato negli ultimi anni. Il mondo del calcio è parte di questo sistema sbilanciato; anzi è proprio in questa realtà che il clamore di certi ingaggi faraonici stride con le cronache quotidiane. La sociologia spiegherebbe questa realtà come disuguaglianza stratificata.

L'Uefa ha nel corso delle ultime stagioni irrigidito alcuni vincoli come quelli sul Fair Play Finanziario ponendo così una diga a certe azioni in “deficit” da parte delle varie società europee. L'amministrazione Ceferin pare decisa a proseguire su tale strada marcando così la differenza con il passato. Soluzione che pare inevitabile se si vuole ancora definire gioco quello del calcio. Gli stipendi di Messi (con recente rinnovo record), Cristiano Ronaldo e Neymar hanno stravolto e cambiato la storia recente di questo sport. Se da un lato è inopinabile che la meritocrazia vada premiata e pertanto i migliori abbiano perciò diritto ad essere pagati in modo congruo dall'altro lato appare evidente che tra congruità ed esagerazione ci sia un confine troppo labile. I calciatori sono le nuove divinità e le diverse aziende fanno a gara per aggiudicarsi una loro presenza in uno spot pubblicitario con la conseguenza diretta che la ricchezza di tali stelle cresca sempre di più. Le squadre di calcio sono delle vere e proprie aziende globali e il loro ruolo è definito dagli attori protagonisti che possono permettersi di assoldare.

Se pensiamo all'ingaggio stellare di Neymar da parte del Paris Saint Germain è interessante analizzare come l'esborso del club parigino sia stato mitigato in buona parte dal ritorno d'immagine ed economico che la squadra francese ha ottenuto; basti dire che nel primo giorno dell'arrivo della stella brasiliana a Parigi sono state vendute 10.000 magliette con il numero 10 per proseguire con una vendita di 4.000 magliette al giorno per i primi tre mesi di permanenza di Neymar sotto la Tour Eiffel. Il merchandising segna un punto importante ma non decisivo per giustificare le "follie" in tema di salari. Il calcio sembra quindi sposare in qualche modo la controversa teoria economica del "trickle down" (o meglio nota come "sgocciolamento") secondo la quale la maggior ricchezza da parte di chi sta al vertice della "piramide sociale" produrrebbe beneficio economico alle parti sottostanti cadendo su di esse dall'alto verso il basso; con il rischio però che ciò che cada siano "briciole dal tavolo" e con la conseguenza di mettere a serio rischio l'intero sistema che non può crescere all'infinito senza che le conseguenze diventino insostenibili.

Paris Saint-Germain v RSC Anderlecht - U
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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