Infiltrato speciale a Sampdoria-Spal 2-0

Un sabato pomeriggio alternativo per un genoano che descrive le emozioni del Luigi Ferraris blucerchiato

di Filippo Serio
Filippo Serio
(6 articoli pubblicati)
Sampdoria-Spal

Sono quasi le 14, ultimo sabato di un 2017 che volge al termine. Giacca pesante, calzettoni, chiavi della moto; sciarpa? Le mie sono tutte rossoblù. No, oggi meglio di no, oggi si va a vedere la Samp, grazie a Gazzetta FN.

Parcheggio lo scooter davanti al Luigi Ferraris e subito mi accorgo che in mezzo a tutte quelle  moto blucerchiate mi distinguo per il mio coloratissimo casco rossoblù: alla fine della gara dovrò velocizzare il rientro a casa. Presento il biglietto e mi dirigo verso il mio settore a passo sicuro, ormai questo stadio lo conosco come fosse casa mia. Anche se oggi è casa dei miei "cugini".

Mi siedo. Mi ritrovo al centro di un bel gruppo di arzilli signori, sampdoriani sfegatati. Uno di questi dice agli altri di aver scoperto che la Sampdoria è la causa della sua glicemia; un altro mi chiede aiuto per trovare il suo posto; lo capisco, dopo anni è difficile anche per me. Le squadre fanno il loro ingresso: prima la Spal, accolta da applausi provenienti dal settore ospiti, occupato dai tifosi ferraresi; poco dopo ecco i locali che, accompagnati da musica latino-americana e dalla voce dello speaker, iniziano il consueto riscaldamento sotto la Gradinata Sud. 

Manca poco all'inizio della partita. Giro di campo per il presidente Ferrero, occhiale da sole scuro e cellulare all'orecchio, pronto per il consueto teatrino ad ogni rete della sua Sampdoria. Sciarpe al cielo, bandiere che sventolano, migliaia di voci, "CHISSA' COM' E', ADESSO LA DOMENICA CON LEI", lo spettacolo della Sud. Spettacolo anche vicino a me: "Perché non gioca Bereszynski?", "è in panchina Bereszynski", "ma come si scrive Bereszynski?!" Inizia la gara.

Ritmi poco alti, la Samp fa la partita ma è lenta e macchinosa, e le condizioni del terreno non aiutano; la Spal si rende pericolosa con qualche contropiede. Ramirez è il più ispirato, mentre Gomis è il più fischiato per le continue perdite di tempo. Tanti errori dei locali, tanti i mugugni dei tifosi; un signore accanto a me sbatte le mani ripetutamente sul seggiolino davanti, in una gara a chi resiste di più. Alla fine della giornata, avrà la peggio il seggiolino. Il destro di Ramirez respinto da Gomis risulta l’occasione più nitida del primo tempo.

 Nel secondo la Samp attacca verso la Sud: sul piano dell’aggressività è tutta un'altra storia, ma il gol non arriva. Ci vuole la carica di tutta la tifoseria: al terzo angolo consecutivo per la Samp si alza il coro “DORIA! DORIA!”. Sulle panchine, vedi da un lato Giampaolo dare indicazioni a Barreto, Torreira e Ramirez, dall’altro vedi Semplici muoversi di continuo, gesticolare, urlare a chiunque, disperarsi alla fine di ogni azione. 

I tifosi della Spal restano sempre in piedi, un po’ per saltare e riscaldarsi, un po’ per vedere qualcosa. Li capisco, dal settore ospiti del Ferraris si vede poco e niente. Ma l’occasione d’oro per Antenucci, solo davanti al miracoloso Viviano, eccome se l’hanno vista. 

Manca pochissimo al termine della gara. Si va verso uno 0–0 sconsolante per i padroni di casa, ma nessuno abbandona il proprio posto allo stadio. Si soffre tutti insieme, la fede calcistica vale molto di più di una giornata sulla neve. Io che appartengo a ben altra parrocchia, potrei benissimo alzare i tacchi. Ma c’è qualcosa che mi invita a non farlo; non saprei spiegare cosa. Ho percepito qualcosa, ho sentito una forza che mi ha costretto a rimanere seduto e con gli occhi sul campo.

Qualcosa accade, alzo lo sguardo sul maxi schermo ed è 2-0 Samp, c’è scritto due volte il nome di Fabio Quagliarella, idolo della piazza, che nella sua carriera ha fatto centro contro tutte le squadre iscritte alla Serie A. Non posso fare altro che alzarmi ed applaudire. Non esulto perché andrei contro il mio credo calcistico, ma qui si parla di rispetto. Sempre per rispetto, ma anche per istinto di sopravvivenza, prendo la via d’uscita più vicina e mi allontano rapidamente, col mio coloratissimo casco rossoblù. 

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Gradinata Sud
Fonte: l'autore Filippo Serio

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