Il tifoso occasionale e gli ultras

I colori, le passioni, le gioie e le sofferenze che accomunano le categorie

di Damiano Angelucci
Damiano Angelucci
(4 articoli pubblicati)
PFC CSKA Moscow vs FC Spartak Moscow - R

Sì. Sono un tifoso occasionale. Questa frase basta già per distogliere l’attenzione della maggior parte degli ultras, che disprezzano la categoria più di quanto disprezzino i tifosi rivali.

Spesso la stampa e l’opinione pubblica associano la parola ultras a immagini di violenza, video di scontri e rappresaglie contro la polizia. Diciamo la verità, tra molti di loro si infiltrano vandali e criminali di provincia, ma molti di loro sono anche tifosi magari soltanto troppo esagitati, che però hanno il lato buono, il lato affascinante. Come la buona fetta della loro vita che passano a inventare slogan da associare a stupende coreografie, o da cantare a squarciagola finché reggono le corde vocali.

Io, tifoso occasionale, non so descrivere l’emozione e l’adrenalina che circola nelle mie vene mentre intono un coro della mia squadra, o un coro di sfottò, da voi creato e proposto allo stadio per la prima volta. Spesso e volentieri mi ha emozionato più la coreografia ad inizio partita che la partita stessa, e non per la sua spettacolarità, ma per il significato delle parole sotto le immagini. È come se a volte gli ultras mi leggessero nel cuore e riportassero nero su bianco le parole su 50 metri di telo bianco.

Generalizzare, su qualsiasi categoria e argomento, è la cosa più sbagliata e ignorante. Così come non bisogna generalizzare sugli ultras, non bisogna generalizzare sul tifoso occasionale.
Le famiglie, le donne, i bambini che vanno estratte dal contesto perché la loro presenza allo stadio è un meraviglioso miracolo a prescindere che sia occasionale o meno.
Esiste il tifoso occasionale che una volta l’anno si reca allo stadio, e magari insulta tutto e tutti dopo uno 0-0 sofferto, quello del “il seggiolino è scomodo” – “la birra è calda” - “il biglietto è caro”, e va via prima se comincia a piovere.
Poi esiste il tifoso occasionale che ha il calcio e la squadra nel cuore e la pone davanti a tutto, o quasi, perché per lei non può rinunciare a ciò che dà da mangiare ai suoi figli, ovvero il proprio lavoro. Che magari è lontano dallo stadio nel quale vorrebbe essere tutte le domeniche pari, come è lontano dagli stadi dove vorrebbe essere tutte le domeniche dispari.

Prendo le parti di quest’ultima categoria per lanciare un appello a voi ultras. La nostra passione non è inferiore alla vostra, voi che pur di far cantare la curva a volte non potete neanche voltarvi verso il campo per seguire la partita, che non perdete un weekend, un allenamento, una partita di coppa. Il nostro amore per la maglia non è inferiore alla vostra, come voi difendiamo i colori, se non negli stadi ma nei bar, negli uffici, nei viaggi d’affari all’estero, negli ambienti ostili al calcio e ai suoi fan. Come voi dopo una sconfitta è come se ci avessero tolto una parte della nostra felicità, e per non perdere una partita sacrifichiamo pezzi della nostra esistenza, per godere di emozioni che nessuno può regalarci (tranne una cosa che è superfluo nominare…). Bene, piacerebbe anche a noi sentirci parte di voi, quando entriamo in uno stadio, anche se per tre partite l’anno. Conosciamo i vostri cori, sventoliamo le stesse sciarpe, godiamo per le stesse cose. Accoglieteci come fratelli, non come estranei. A turno, riempiremo gli stadi per la squadra che amate, che amiamo.

Fonte: l'autore Damiano Angelucci

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