Il Rinascimento del calcio italiano

Le vittorie delle italiane in Europa sono certamente un buon punto di partenza, ma la strada da fare è ancora tanta

di Giorgio Amato
Giorgio Amato
(9 articoli pubblicati)
SSC Napoli v US Sassuolo - Serie A

All'indomani della entusiasmante due-giorni che ha visto l'Italia protagonista in Champions col trionfo di tutte e quattro le squadre impegnate, la domanda che ci si pone è se il nostro Paese possa considerarsi finalmente tornato competitivo (ed eventualmente in che termini) oppure se esista ancora un gap che necessiti di essere colmato.

La risposta - non semplice da dare - non può non tenere conto di molteplici fattori. Anzitutto, occorre partire da un dato oggettivo: l'Italia è riuscita, dopo ben 13 anni, in un en plein che non si registrava dal 2005.

Qualcuno penserà che la modestia degli avversari abbia contribuito al successo delle nostre squadre. E in effetti Young Boys e Viktoria Plzen, avversarie rispettivamente di Juventus e Roma, non rappresentano certamente l'élite del calcio europeo. Il ragionamento non regge però se si tiene conto delle vittorie di Inter e, soprattutto, Napoli

L'Inter, tornata nel calcio che conta dopo anni tutt'altro che entusiasmanti, è riuscita infatti ad imporsi su un campo difficile come il Philips Stadion contro una squadra in forma come il PSV Eindhovhen, primo in Eredivisie con sette successi in altrettanti gare.

Ancora più inaspettata e, per certi versi, eroica è stata poi l'impresa compiuta dal Napoli di Carlo Ancelotti, capace di imporsi nei confronti di un Liverpool, finalista la scorsa stagione, dato per favorito in tutti i pronostici della vigilia.

Ma se sul campo l'Italia è riuscita - almeno in questa occasione - a dare il meglio di sé, lo stesso non può dirsi sia avvenuto fuori. A cominciare dagli spalti.

I problemi infrastrutturali che affliggono il calcio italiano sono infatti emersi in tutta la loro gravità proprio nel match disputatosi al San Paolo, dove, a fare da contraltare allo spettacolo offerto sul campo dai giocatori partenopei, vi era una cornice alquanto desolante. Le immagini raccolte e pubblicate dalla giornalista inglese Melissa Reddy testimoniano perfettamente il degrado, la vetustà e l'incuria che affliggono l'impianto di Fuorigrotta, un impianto indecoroso per una città ricca di arte e di bellezza come Napoli.

Accanto a ciò, sempre meno marginale è la differenza che, a livello economico-finanziario, emerge tra i nostri club e i top club stranieri, differenza che si ripercuote non solo sul mercato, ma anche sugli obiettivi ai quali ciascuna società può ambire nel corso di una stagione. Tale differenza, causa di un gap talvolta insormontabile, trova a sua volta origine in una serie di fattori.  Anzitutto, l'Italia è l'unico Paese, tra i principali europei, a soffrire l'assenza, salvo rare eccezioni, di stadi di proprietà.

In secondo luogo, il fatturato dei club italiani risulta dipendere quasi esclusivamente dalle somme provenienti dalla vendita dei diritti televisivi in Italia e all'estero, somme peraltro non paragonabili a quelle ricavate dalla vendita dei diritti di altri campionati, ben più apprezzati rispetto al nostro, dal mercato televisivo (come la Premier League). 

In terzo luogo,  i club italiani pagano le insufficienti o addirittura inesistenti attività di valorizzazione, gestione e commercializzazione del brand e l'arretratezza delle attività di merchandising, contornate molto spesso da un mercato dei prodotti contraffatti di notevoli dimensioni.

Ciò che si chiede allora alle società italiane è un'inversione di tendenza e la ricerca di una dimensione nuova. In altri termini, una nuova idea di calcio, dove la managerialità, la programmazione, lo sviluppo e la crescita camminino di pari passo con la passione, la tradizione e la storia di un club. Il Rinascimento dell'Italia in Europa passa proprio da qui. 

Ecco allora che l'en plein, realizzato dalle italiane nella settimana di coppa appena conclusasi, non può e non deve esser visto come un punto d'arrivo ma come un punto di partenza, come uno stimolo a fare meglio non solo sul campo, ma anche e soprattutto fuori.

SSC Napoli v Liverpool - UEFA Champions
Fonte: l'autore Giorgio Amato

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