Il più grande giocatore di tutti i tempi era un dilettante.

Si è spento pochi giorni fa una leggenda, del calcio argentino, definito da tanti il miglior giocatori di tutti i tempi.

di Alessio Leffi
Alessio Leffi
(12 articoli pubblicati)

Si chiamava Tomás Carlovich detto “el trinche”. Nato nel 1946, da genitori emigrati, a Rosario, città natale di Bielsa, Di Maria e Messi. Sin da piccolo coltiva la passione per il calcio che in Argentina è molto più di uno sport. Arriva a giocare nella squadra della sua città: il Rosario Central, farà anche qualche apparizione nella massima lega Argentina, ma è rarissimo trovare qualche suo video di giocate. Eppure, se chiedi in Argentina del trinche, lo descrivono all’unisono come il migliore di tutti i tempi; pensiero condiviso anche da Maradona. Allo stadio, appena questo ragazzone alto, capelli lunghi e naso imponente, prendeva il pallone, era magia e il suo marchio di fabbrica era il doppio tunnel. La gente,dagli spalti, acclamava “trinche doble caño” e lui puntava l’avversario faceva il primo tunnel, si fermava, lo aspettava e puff secondo tunnel. Giocava per passione non per soldi, si oppose al professionismo rifiutando i New York Cosmos e il Milan. Nel 1974 ci fu l’amichevole tra nazionale Argentina e rappresentativa di Rosario che era formata da 5 giocatori del Rosario Central, 5 del Newell’s old boys e dallo stesso Carlovich. Il primo tempo si conclude con il risultato di 3 a 0 per Carlovich e compagni, costringendo il C.T. dell’Argentina Cap a chiedere all’allenatore avversario di togliere Carlovich che con la sua classe stava surclassando gli avversari. Quel giorno incuriosisce un certo Menotti che divenne più tardi allenatore della nazionale. Menotti chiama el trinche ad un’allenamento della nazionale ma, quel giorno Carlovich, nella strada verso Buenos Aires, intravede un laghetto, accosta e resta tutta la notte a pescare, non presentandosi così all’allenamento. Da quel momento non sentì più Menotti e non venne chiamato ancora in Nazionale. Lui era contento così, non voleva abbandonare Rosario, i suoi amici e la pesca. Per lui il calcio era passione e divertimento, smise di giocare a 42 anni. Pochi giorni fa la notizia della sua morte ha sconvolto un’intera nazione, vissuta nel mito del Trinche, una nazione dove il calcio è passione. Ora incanterá tutti con il suo mancino nel portero del cielo. Hasta el próximo caño Trinche para siempre. 

Fonte: l'autore Alessio Leffi

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