Il mito del Grande Torino è più vivo che mai

Settant'anni fa la tragedia di Superga. Tutta Italia omaggia gli invincibili

di Antonio Siracusa
Antonio Siracusa
(99 articoli pubblicati)
AC Chievo Verona v Torino FC - Serie A

4 Maggio 1949. Non è un giorno qualsiasi. E' una data rimasta impressa per sempre nella memoria collettiva di tutti. Quel giorno, sulla collina di Superga, un tragico incidente aereo si portò via il Grande Torino, ancora oggi la più forte squadra italiana di tutti i tempi. Come loro, nessuno mai. Bacigalupo; Aldo e Dino Ballarin; Emile; Castigliano; Fadini; Gabetto; Gava; Grezar; Loik; Maroso; Martelli; Valentino Mazzola; Menti; Operto; Ossola; Rigamonti; Schubert. I dirigenti Agnisetta; Civalleri; Bonaiuti. Gli allenatori Erbstein; Lievesley. Il massaggiatore Cortina. I giornalisti Casalbore; Tosatti; Cavallero. L'equipaggio Meroni; Bianciardi; D'Inca; Pangrazzi. 

Cinque scudetti consecutivi, tra il 1943 e il 1949, ed una Coppa Italia. Il club granata era anche praticamente la nazionale di allora, con 10 giocatori prestati alla causa azzurra. Senza quello schianto, una dinastia che sarebbe durata ancora a lungo. Il Grande Torino, simbolo non solo di una città, ma di un intero paese volenteroso di rialzarsi al più presto dalle macerie della guerra. Una squadra amata e rispettata da tutti. Valentino Mazzola, il Cristiano Ronaldo di allora, capitano e simbolo per eccellenza di quella grande squadra. Lo stadio Filadelfia, teatro delle imprese degli invincibili, e riportato solo recentemente agli antichi splendori, dopo decenni di oblio, grazie al presidente Cairo. E proprio al "Fila" nacque il famoso "quarto d'ora granata", quel momento particolare delle gare casalinghe del Toro, atteso con trepidazione  dal pubblico presente sugli spalti. Quando l'avversario di turno non era particolarmente impegnativo, i granata giocavano volutamente al di sotto delle proprie capacità, fino a quando Oreste Bolmida, professione ferroviere e grande tifoso granata, non faceva partire dalla tribuna tre squilli di tromba. Da quell'istante, Valentino Mazzola, rimboccandosi le maniche, dava il segnale ai suoi compagni di aumentare il ritmo e di far partire il famoso quarto d'ora granata. Tutto nacque nella primavera del 1946, dove ci furono diverse goleade realizzate in quindici minuti. la più famosa, il 7-0 rifilato alla Roma. Ma la tromba risuonava anche nei momenti di difficoltà o con la squadra in svantaggio. Come quel leggendario 30 maggio del 1948. Il Torino, sotto di tre gol contro la Lazio al Filadelfia, ribaltò la partita in quindici minuti, vincendo 4-3.

Oggi tutta Italia ricorda e rende omaggio al Grande Torino, alimentando una leggenda che è più viva che mai. Un ricordo che si trasmette di generazione in generazione. Perché ci sono fatti, persone, eventi che il tempo non cancella. Perché il Grande Torino appartiene a tutti, è un pezzo di storia di questo paese, è un simbolo di coraggio e passione. E di un calcio romantico, e rispettoso dei valori dello sport, che purtroppo non c'è più.

Fonte: l'autore Antonio Siracusa

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