Il mitico Montagnareale degli anni ’90: emozioni da dilettanti

La Polisportiva Montagnareale da qualche anno milita in 1ª Categoria (prima volta nella sua storia) ma negli anni Novanta navigava stabilmente in 3ª Categoria

di Gianluca Caporlingua
Gianluca Caporlingua
(21 articoli pubblicati)
La Polisportiva Montagnareale

Chiariamo subito un punto. Se parliamo di risultati, quella squadra non aveva nulla di mitico. La Polisportiva Montagnareale, compagine della provincia di Messina, da qualche anno milita in Prima Categoria (prima volta nella sua storia) ma negli anni Novanta navigava stabilmente in Terza Categoria e, pur ottenendo dei dignitosissimi piazzamenti di medio-alta classifica, non riuscì mai a fare il grande salto.

Ma quella squadra e tutti i suoi componenti sono comunque entrati di diritto nel pantheon dei ricordi di chi vi scrive. E se non capite cosa ci possa essere di memorabile in partite di un così basso livello, significa che non avete mai giocato sui campi in terra della Sicilia.

L'allenatore (e a volte anche giocatore) era Tindaro, uno che se fosse nato in Olanda lo avrebbero chiamato Johan. Da ragazzo, mingherlino e movenze alla Cruyff, aveva giocato in Promozione, quando ancora il livello era equiparabile alla moderna Serie C. Da mister somigliava molto più a Guidolin, forse un tantino meno pacato in panchina.

La porta, nel corso degli anni, la difesero, a turno, Salvatore l'idraulico, Raimondo e Roberto (che oggi invece difende lo Stato da finanziere). Quest'ultimo poteva sfoderare grandi prestazioni e, a volte, rovinarle con un errore decisivo. Ma, d'altro canto, Buffon non ha mai sbagliato nulla?

La linea difensiva era composta da un gruppo di amici, tutti della stessa zona del paese: Carlo, Sergio, i fratelli interscambiabili Carmelo e Antonio, entrambi fluidificanti di sinistra, e Turuzzu, che noi chiamavamo scherzosamente "ginocchio" per via di un tutore che indossava su un'articolazione malandata e che lo faceva sembrare l'uomo bionico. A loro si aggiungeva Totarinu che, solo con lo sguardo, faceva passare la voglia agli attaccanti avversari. In seguito, per risollevare le sorti della squadra, arrivarono anche Fabio, il paesano bravo che aveva giocato anche in Serie D, e suo cugino Johnny, che sosteneva che in serie D avrebbe potuto tranquillamente giocarci anche lui.

In mezzo al campo, c'erano due Massimo: uno era un mediano che sembrava uscito dalla scuola di bon ton calcistico di Paul Ince, l'altro aveva i piedi buoni ma anche il piccolo difetto di muoversi solo al replay. Le fasce erano terreno incontrastato di Franco, la cui resistenza atletica gli valse l'appellativo di mister 90 minuti, e Domenico, le cui gambe si muovevano indipendentemente dal resto del corpo e agli avversari non restava che fargli fallo. Francesco aveva un gran tocco di palla, te la metteva sempre bene. Ero molto felice di giocare con il mio migliore amico: se solo non ci fossero state le partite del Milan, in contemporanea con le nostre, a provocargli improvvisati raffreddamenti per i quali si dava malato, avremmo potuto disputarne molte di più insieme!

I fantasisti non mancavano. Chicco e Nunzio, entrambi genio e sregolatezza alla Savicevic. Poi il giovanissimo Luca ma anche Antonio, uno che ha giocato a calcio così tanto tempo che è stato in squadra prima coi padri, poi con i figli e, infine, anche con i nipoti.

Davanti, avevamo ingaggiato il bomber straniero (nel senso che veniva da un paesino vicino): Pippo aveva portato con sé i suoi gol e i suoi fratelli, Nicola (attaccante) e Nino (difensore). E poi c'era il sottoscritto, partito in sordina, da panchinaro, e autore di 14 reti alla fine della prima stagione.

Certo, stiamo parlando di polverosi campi di provincia, nella categoria più dilettantistica di tutte. Ma il ricordo della prima vittoria in campionato - con un mio gol alla prima da titolare contro una squadra più forte - è epico quanto una finale di Champions, per chi lo ha vissuto. E ripensare all'esultanza della squadra - e all'abbraccio di mio fratello Salvatore, difensore di emergenza e sfortunato "responsabile" del vantaggio avversario - quella volta che la mia rete sancì la rimonta finale per 3-2 al 90', mi fa venire ancora oggi la pelle d'oca. Emozioni vere, tanto quanto quelle del calcio televisivo. E da noi erano pure gratis!

La Polisportiva Montagnareale sulla Gazz
Fonte: l'autore Gianluca Caporlingua

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