Il Milan che verrà progetto o business?

I rossoneri tra presente e futuro si affidano a nuovi personaggi per cercare di tornare nel calcio che conta ….

di Giorgio Bernabei
Giorgio Bernabei
(8 articoli pubblicati)
Ivan Gazidis

In attesa che si decida le sorti del campionato in corso, il Diavolo prova a buttare le basi per futuro. Il matrimonio con Stefano Pioli il normalizzatore sembra giunto al capolinea. Già ad ottobre nel giorno del suo ingaggio l’idea che il tecnico emiliano fosse solo un traghettatore era quasi scontato. L’ex fiorentino però non si è dato per vinto con il suo 4-4-2 ha provato a dare nuova linfa ai rossoneri rivitalizzando alcuni giocatori che sembravano ormai perduti come Castillejo e Rebic, arrivando a lottare per un posto in Europa League e conquistando una semifinale di Coppa Italia. Ma per una società stellata come quella milanese è troppo poco, il miracolo non è riuscito. Già da tempo Gazidis, era sulle tracce di Rangnick e lo stop forzato dovuto al Covid-19 sembra aver sciolto le ultime riserve, puntando dritto sul manager tedesco. Per il sessantunenne responsabile dello sport del gruppo Red Bull si prospetta un ruolo a tutto tondo, stile Ferguson nel Manchester United. E’ un allenatore che predilige il 4-4-2 che fa del pressing alto e aggressivo il suo punto di forza, l’ala sinistra deve essere tecnica e veloce con buone qualità di passaggio, l’ala destra più di vecchio stampo deve attaccare verticalmente, un play maker a coprire la difesa, difensori veloci e due attaccanti uno di stazza veloce e aggressivo e l’altro sempre di temperamento ma più sgusciante, in poche parole tolti Donnaruma, Romagnoli, Gabbia, Hernandez e Bennacer il resto è tutto da rifondare, Ibrahimovic compreso, anche per un possibile scontro di personalità tra i due. Essendo un innovatore Rangnick è molto elastico adattando spesso le sue squadre all’ avversario basti ricordare il 4-2-3-1 dello Schalke , 4-3-3 del Hoffenheim o il 3-1-4-2 dell’ultimo Lipsia sotto la regia di Nagelsmann scelto da lui alla guida dei tedeschi e magari giocatori duttili come Calhanoglu e Rebic potrebbero tornare utili. In più è anche un ottimo scopritore di talenti bravo poi nel valorizzarli, due su tutti Haland e Werner. Per questo rappresenta il profilo ideale per Gazidis che nei suoi anni all’ Arsenal e’ riuscito a risanare i conti dei Gunners, scovando giovani promesse lanciati nel calcio che conta e poi rivenduti a prezzi vantaggiosi, creando un circolo vizioso (vedasi anche arrivi importanti come Ozil) che ha permesso ai londinesi di rimanere sempre competitivi, ma di non vincere nulla. Cosi come anche lo stesso Rangnick che tranne qualche coppa nazionale e due promozioni con Hoffenheim non ha un grosso palmares. Per vincere ci vogliono progetti a lungo termine, se sei bravo a scoprire e valorizzare Haland ma l’anno dopo lo vendi ne beneficiano solo le casse societarie lasciando al tifoso solo illusioni e rimpianti.

Fonte: l'autore Giorgio Bernabei

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