Il doppio vantaggio non basta all’Inter per “matare” il Toro

I granata di Mazzarri rimontano con Belotti e Meitè, approfittando di gravi incertezze della difesa nerazzurra. Nerazzurri già a -5 dalla vetta

di Antonio Salvati
Antonio Salvati
(78 articoli pubblicati)
Andrea Belotti

Qualcosa non torna. Elogi sperticati da TV, giornali, radio e rete, una squadra costruita per essere la più accreditata rivale della Juventus, voti altissimi per una campagna acquisti altisonante, un pre-campionato avvincente, corredato da vittorie di prestigio e gol d'autore e oggi, dopo gli effluvi estivi e due giornate di campionato, leggo la classifica e mi ritrovo l'Inter con un solo punto in classifica e già cinque punti di distacco dalla Juventus (con Napoli e SPAL) capolista?

Strano ma vero. L'Inter stecca anche all'esordio casalingo contro il Torino giocando, in verità, un buon primo tempo, andando al riposo sul doppio vantaggio, ma perdendo completamente la bussola nel secondo, regalando due reti grazie a due incertezze di Handanovic, soprattutto sul primo gol. Ancora a secco Icardi, anche se è stato autore dell'assist a Perisic; l'andazzo sembra chiaro anche quest'anno: se il numero 9 non segna per l'Inter sono dolori.

Certo, si può obiettare che a questa squadra mancava Nainggolan, fiore all'occhiello della pomposa campagna acquisti nerazzurra, ma mi vien da dire che il belga non ha partecipato neppure al soddisfacente pre-campionato, durante il quale si gridava in pompa magna ad un'Inter potenzialmente candidabile anche allo scudetto. L'assenza del belga, dunque, non può e non deve essere considerata un alibi, ma sicuramente la presenza dell ex-Roma garantirà muscoli e gol ad una squadra che si è scoperta improvvisamente fragile.

Chi, invece, in estate ha fatto faville ma dopo una sola partita è stato immediatamente relegato al ruolo di semplice comprimario è Lautaro Martinez. Tanti elogi per lui, tante giocate spettacolari e gol di pregevole fattura. Sulle qualità del Toro nulla da eccepire, ma fa strano che dopo la partita contro il Sassuolo, Spalletti non abbia saputo ritagliargli uno spazio superiore ai due minuti (entrato nei minuti di recupero), che gli ha regalato contro il Torino, in una partita da vincere assolutamente. A Martinez è stato preferito Politano, dall'inizio e Keita in seconda battuta. Da potenziale craque a flop nel giro di centottanta minuti e il rischio di diventare un nuovo Gabigol. Speriamo di no, perché l'argentino è un calciatore di sicuro talento.

Sono comunque valutazioni che lasciano il tempo che trovano. Due giornate di campionato posso dire tanto e non dire niente. Magari, tra un mese, l'Inter sarà in testa alla classifica e di tanto dire e scrivere non resterà niente, ma potrebbe essere l'inizio di una mini-crisi di inizio stagione. Intanto, l'Inter è attesa a Bologna per l'anticipo della terza giornata, contro una squadra con gli stessi punti in classifica, ma con ambizioni ovviamente diverse. La squadra di Inzaghi segna poco ma presenta una retroguardia ruvida, che concede poco e, dunque, difficile da perforare. Ma la qualità, alla squadra di Spalletti, non manca e le armi per poter passare al Dall'Ara ci sono; occhio però a non scendere sul campo di battaglia con un solo colpo in canna, sprecarlo subito vorrebbe dire combattere inermi e offrire un bersaglio facile all'avversario. Con il Torino è accaduto esattamente questo ed a Milano, sponda nerazzurra, è già giunto il tempo nel quale altri errori non sono più consentiti. Se è vero che due partite di campionato non dicono nulla, qualcosa sicuramente sussurrano. Meglio prestare orecchio.

Fonte: l'autore Antonio Salvati

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