Il dimensione internazionale del calcio e la “tassa sulla tradizione”

La nuova divisa della Juventus riapre il problema sul rapporto tra tradizione e innovazione nel mondo del calcio: è giusto cambiare per adattarsi al mercato?

di Marco Annesanti
Marco Annesanti
(7 articoli pubblicati)

Le immagini di quella che sarà la prima divisa ufficiale della Juve hanno suscitato non poche perplessità e molti tifosi non hanno gradito affatto la scelta di sostituire le strisce bianconere con due bande larghe separate da una sottile riga rosa. Ci si è interrogati molto su questa decisione e, più in generale, sulla sempre più diffusa tendenza a cambiare gli stemmi e ad adottare divise da gioco che si allontanano sensibilmente dalla tradizione dei club.

Per quanto riguarda gli emblemi l’evoluzione non si è mai arrestata. Se si va a ricercare la storia dei cambiamenti in questo senso si noterà che, in media, le squadre più blasonate, dalla loro fondazione a oggi, hanno cambiato la loro immagine rappresentativa una decina di volte. Se, inoltre, si vogliono identificare alcune tendenze di tale modifica, si osserverà che, ad esempio, intorno agli anni ’80, l’estetica dominante era il grande spazio dato al simbolo del club (la zebra, il diavolo, il biscione o l’aquila per citarne alcuni). Il cambiamento non ha quasi mai suscitato un senso di totale "disancoramento" dalla tradizione agli occhi del tifoso ma, osservando lo stemma della Juve, a primo impatto, l’identificazione dell’emblema con il club non è immediata. Al posto delle strisce verticali, che sono state completamente eliminate, e della zebra rampante, ora ci si imbatte in una “J” stilizzata, riassuntiva del nome. La scelta è, chiaramente, dettata dal mercato e dalla necessità di far conoscere il più possibile il brand sotto una veste nuova, più internazionale e vicina anche alle tendenze della moda e della comunicazione, che a volte predilige solo le iniziali per individuare il soggetto in questione, creandone così una vera e propria sigla (o firma).

Per quanto concerne le maglie da gioco, tuttavia, il discorso è più complicato. Ogni tifoso associa la propria squadra del cuore, ancor prima che all'emblema, alla divisa e ai suoi colori sociali e, per questo motivo, qualsiasi cambiamento significativo può assumere i tratti di un vero e proprio trauma. Proprio come per il nuovo stemma, la scelta della maglia risponde prima di tutto a logiche commerciali; ogni anno i club hanno necessità di presentare un completo da gioco diverso da quello dell’anno precedente, sia per invogliare i tifosi a comprare sia per una questione di restyling. Bisogna vedere se, specialmente nel caso della Juventus, i due intenti verranno a coincidere.

Due potrebbero essere le reazioni: o l’acquisto in massa della divisa in quanto pezzo unico e che forse non verrà in seguito, o il rifiuto, con annessa critica all'eccessiva innovazione. Il tifoso è, generalmente, conservatore e non digerisce le modifiche sostanziali dei capisaldi estetici della tradizione ma, per una questione di cuore o di collezionismo, potrebbe comunque acquistare la maglia, anche non condividendo il cambiamento. Il problema non si porrà, invece, per le nuovissime generazioni le quali, chiedendo una maglietta del loro campione preferito in regalo, riceveranno la più nuova, e nemmeno per i fans stranieri dei nuovi mercati internazionali, che la acquisteranno senza troppo pensare alla tradizione. La scelta della Juve, dunque, potrebbe essere lungimirante dal punto di vista commerciale (soprattutto su scala mondiale) ma divide, e non poco, i tifosi.

Il senso di appartenenza e l’identificazione sono importanti e la scelta migliore sarebbe salvaguardare la tradizione, almeno per quanto riguarda gli elementi più rappresentativi. Nel caso della Juve, forse, sarebbe stato più appropriato realizzare ugualmente la divisa, ma assegnandogli il ruolo di terza maglia, così da mettere in commercio una nuova proposta, diversa dalle precedenti, senza rinunciare a quelle strisce verticali, simbolo della Vecchia Signora. Di questi tempi, però, è il mercato a comandare e se un club vuole essere competitivo (non solo in campo) a livello internazionale deve essere disposto a fare anche scelte dolorose come questa, in barba alle polemiche e alla storia.

La nuova divisa della Juve
Fonte: l'autore Marco Annesanti

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