Il calcio in URSS: la verità sulla famosa “Partita della Morte”

Le origini del calcio sovietico: oltre il Mito della "Partita della Morte" del 1942

di Davide Manca
Davide Manca
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General Views of European Football Stadiums

9 agosto 1942, Kiev, Zenit Stadion. Due mila persone hanno speso qualche rublo per vedere una partita di calcio, ignorando che sarebbe entrata nella leggenda molto più di qualsiasi misera finale del campionato del mondo.

Alla fine del 1941, i tedeschi autorizzano la ricreazione delle squadre sportive ucraine: l'allenatore ucraino Shvetsov fonda il Rukh, chiamando i migliori calciatori di Kiev. Tuttavia, i calciatori della Dinamo Kiev ritengono che Shvetsov sia un collaborazionista dei nazisti e cercano di riparare da un'altra parte. Il portiere della Dinamo Nikolay Trusevich trova lavoro nel panificio del tedesco Kordik (poi rivelatosi cittadino ceko) e fa assumere altri giocatori, formando una squadra per il torneo estivo organizzato dai nazisti. Nasce l'FC Start, composto da otto giocatori della Dinamo Kiev e da tre della Lokomotiv Kiev.

Al torneo prendono parte tre squadre ucraine (Start, Rukh e Sport), tre squadre di militari ungheresi, una squadra dell'artiglieria tedesca e una squadra della ferrovia tedesca. Giocando con una divisa rossa che ricorda il Partito Comunista, ma che in realtà è stata fornita dai tedeschi, lo Start vince tutti gli incontri e il 6 agosto 1942 affronta il Flakelf, squadra ritenuta tra le migliori dei reparti militari nazisti: gli ucraini vincono 5-1. Si decide per disputare una rivincita tre giorni più tardi. Le squadre si rafforzano: allo Start arrivano tre poliziotti ucraini (tra cui Tkachenko) e un macchinista ferroviario di Kiev.

Il 9 agosto si gioca una partita che negli anni sessanta inizierà a mutare: nei fatti andrà come segue. I tedeschi passano in vantaggio, poi lo Start sale 3-1 nel primo tempo. Nella seconda parte, è ripreso dal Flakelf, ma riesce a imporsi 5-3 sui tedeschi. Nell'intervallo si fa una foto di gruppo tra calciatori tedeschi e ucraini.

La «Partita della Morte» per molti arriverà la settimana seguente: lo Start batte il Rukh 8-0, due giorni dopo la Gestapo arresta i giocatori nel panificio e li spedisce nel campo di Syrec, vicino Kiev. Si sospetta di Shvetsov. Molti giocatori della Dinamo Kiev erano anche agenti dell'NKVD - motivo per cui quelli della Lokomotiv sono risparmiati - e la Gestapo cerca tra questi: trova Korotkykh dopo aver torchiato la sorella. Il calciatore sarà torturato a morte. È il secondo a morire dopo Tkachenko, scoperto a picchiare un tedesco a Kiev e ucciso dalla Gestapo nel tentativo di sfuggire all'arresto. Stessa fine per Trusevich, Klimenko e Kuzmenko, tre dei calciatori deportati nel campo, ma la cui morte non era legata alla partita vinta.

La «Partita della Morte» è citata per la prima volta nel 1946, ma è con l'arrivo di Brezhnev alla presidenza del Partito Comunista che la sfida entra nel mito: l'eroismo della popolazione sovietica durante la seconda guerra mondiale deve emergere. Inoltre, secondo la stampa sovietica, pare che la cittadinanza di Kiev si sia risparmiata e "arresa facilmente" durante il conflitto. Nel 1958, escono due romanzi in URSS riguardanti la partita. Il regista ungherese Zoltan Fabri ne trae ispirazione per creare il film "Due tempi all'inferno" (1961). Da questo film nasce "Fuga per la vittoria" (1981, altrimenti noto come «quello con Pelé»). Nel 1962 esce anche "Il terzo tempo", film del sovietico Karelov.

Il match del 9 agosto muterà per sempre: arriveranno centinaia di migliaia di ufficiali della Wermacht armati fino ai denti e protetti da temibili pastori tedeschi, gol in rovesciata, minacce delle SS nell'intervallo, il Flakelf diventerà l'invincibile corazzata tedesca arrivata da lontano per sconfiggere i Nostri. Goncharenko, a segno due volte nell'incontro e scappato da Syrec, alimenterà il tutto per poi smentire completamente dopo il 1992, compresa la leggenda di Klimenko: a fine partita, sul punteggio di 5-3, il terzino mandò al bar l'intero reparto difensivo del Flakelf, portiere incluso, ma al momento di segnare il sesto gol calciò verso il centro del campo, beffando e umiliando i nazisti.

Fonte: l'autore Davide Manca

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