Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (I)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski, calciatore

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Valeri Lobanovsky

Con l'arrivo di Viktor Maslov sulla panchina della Dinamo Kiev, molti veterani sono costretti a lasciare la squadra: il nuovo tecnico oscura le individualità dei singoli, introduce prolungate sessioni senza palla e vuole svecchiare l'organico. La formazione vince la Coppa nel 1964, ma molti non ci stanno più e vanno a Odessa: Voinov, Kanevski, Bazylevich. Anche Lobanovski, soprattutto Lobanovski. A malapena sopporta l'arroganza del giovane Byshovets, Maslov poi non gli permette di esprimersi e fare tutti i dribbling che vorrebbe. Veste i colori del Chornomorets per un paio d'anni, poi verso i 30 chiude la carriera con un biennio allo Shakhtyor Donetsk, dove diviene capitano.

Capitano dello Shakhtyor Donetsk. Diventerà una delle più grandi icone della storia sovietica, di quella ucraina e della Dinamo Kiev. Nasce, cresce, studia, gioca, allena e si consacra nella sua Kiev. Muore a Zaporizhzhya, pochi giorni dopo una partita della Dinamo, nel 2002. Oggi, la scuola dove ha studiato e la via della scuola portano il suo nome.

Classe 1939, formato alla scuola calcistica “N°1” e alla “scuola calcistica giovanile” (FShM) di Kiev (Mykola Chaika è il suo primo allenatore), nel 1955 entra nelle giovanili della Dinamo Kiev, nel 1956 s'iscrive al Politecnico (poi si laurea a Odessa, in ingegneria meccanica nel 1964), l'anno dopo inizia a giocare alla Dinamo, ma è subito arruolato nell'esercito, dove riesce a raggiungere il grado di Colonnello, lavorando anche come ingegnere. Tornato sui campi da calcio, debutta il 29 maggio del 1959 contro il CDKA Mosca (match perso 3-0). Al termine dell'anno 1960 è il miglior marcatore della squadra.

Esterno d'attacco a sinistra, Lobanovski è un calciatore estremamente veloce e tecnico, dotato di finte di corpo ingannevoli e di un ottimo dribbling nonostante l'altezza (187 cm). È forte fisicamente e nel gioco aereo, un giocatore di classe frenato dall'atteggiamento polemico e dalla sua incostanza in campo. Diviene famoso in patria per il suo modo di tirare i calci d'angolo - a volte segnando direttamente con una conclusione a rientrare - per le punizioni a "foglia morta" e per i suoi passaggi precisi.

In questo periodo, Loban è uno dei calciatori più talentuosi della squadra, protagonista delle vittorie del club assieme agli attaccanti Oleg Bazylevich e Viktor Kanevski. Il CT sovietico Kachalin lo premia mandandolo due volte in Nazionale - 4/12/60 contro l'Austria e 21/05/61 con la Polonia, entrambe perse - poi esce dal giro, ma d'altronde i calciatori arrivati da fuori Mosca non l'hanno vista per molto tempo la maglia della Nazionale. Anzi. Lobanovski è un privilegiato: la Dinamo Kiev ha vinto il campionato 1961, il primo nella sua storia, nonostante l'impresa solo lui e Kanevski (rispettivamente a segno 10 e 18 volte nel torneo) hanno giocato con l'URSS nel biennio 1961-1962. Serebryanikov (attaccante) e Bannikov (portiere) riceveranno un onore simile con il successo in Coppa tre anni più tardi. Totalizza 71 gol in 253 incontri, la sua carriera da calciatore è buona, né fenomenale né mediocre. Ma resta imparagonabile a quella da manager.

Non ha finito di mettere l'ultimo chiodo agli scarpini, che riceve una chiamata da Dnepr: lo vogliono sulla panchina della squadra. È l'ottobre del 1968. Nasce Lobanovski allenatore.

Fonte: l'autore Davide Manca

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