Il calcio in URSS: la gloriosa Dinamo Kiev. Valeri Lobanovski (VIII)

Le origini del calcio sovietico: Valeri Lobanovski. Tabula rasa (1983-1984)

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
Oley Zavarov of the USSR

Lobanovski accetta l'incarico da CT dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma deve rinunciare alla Dinamo Kiev. È una rinuncia pesante, arriva a malincuore dopo dieci anni di guida tecnica. Ed è una rinuncia parziale, perché Lobanovski riporta i propri calciatori in Nazionale, di nuovo. Si affida al «blocco Dinamo Kiev» che tanto prometteva di fare bene otto anni prima. La Dinamo Kiev è lasciata a uno dei suoi assistenti durante il periodo da CT nel triennio 1974-1976: il posto è preso da... Morozov. Lo sconosciuto Morozov, allenatore dello Zenit.

Nel frattempo, Lobanovski guida la Nazionale alla grandissima: l'URSS pareggia l'amichevole con la Francia e strapazza il Portogallo nella fase a gironi per Euro 1984. Non perde da più di un anno quando affronta di nuovo il Portogallo, al ritorno: i lusitani hanno perso solo contro Lobanovski, poi hanno sempre vinto, mentre l'Unione Sovietica ha fatto un passo falso con la Polonia, conservando il primato nel girone per un punto davanti ai portoghesi. Al Colonnello basta un pari, la Nazionale invece perde 1-0. Agli Europei ci va il Portogallo, Lobanovski è licenziato.

A Kiev, Morozov non usa la mano dura del Colonnello: i dogmi militari di Lobanovski sono spesso violati, i calciatori godono di maggiori libertà in campo e fuori, non c'è gioco, si ritorna al tanto amato dribbling senza senso, la squadra perde affiatamento, si torna a snobbare le ripetute, atleticamente la squadra non c'è più e il campionato è concluso a metà classifica. La sconfitta in Coppa sancisce l'uscita della Dinamo Kiev dalle coppe europee dopo 14 anni. Con l'esonero da Commissario Tecnico, Lobanovski è libero di tornare alla Dinamo Kiev, Morozov dalla sua è chiamato a Mosca, sponda CSKA, per provare a riportare la formazione al vertice del calcio sovietico. Morozov rivoluziona completamente l'organico cambiando una dozzina di elementi: arrivano giocatori mediocri da tutto il Paese. Il CSKA arriva ultimo in campionato e retrocede, salvo poi vincere il torneo di seconda divisione nel 1985 (unico titolo di Morozov da coach).

Loban resetta la squadra e ripristina i dettami originali. Si torna a correre, l'alcool fa la fine del dribbling, è vietato, si torna a giocare, a vincere. A vincere un po' meno, perché i giocatori non sono più abituati ai ritmi di prima e le giovanili della Dinamo saltano. Lobanovski si ritrova a dover gestire moltissimi giovani e chiama Kolotov nel suo staff tecnico. Nel 1984 finisce al decimo posto (anche a causa di una nuova formula che prevede una penalizzazione alle prime tre squadre per numero di pareggi; la Dinamo Kiev è prima, gli sono tolti tre punti che le sarebbero valsi il settimo posto).

Il club non arrivava così in basso dal 1950. La stagione, molto negativa, alimenta le critiche dei tifosi nei confronti di squadra e allenatore: Lobanovski sfiora un nuovo licenziamento, ma è salvato dai giocatori, che chiedono possa restare ancora un altro anno. I dirigenti sovietici decidono di mantenere il Colonnello sulla panchina della Dinamo Kiev.

L'esperto Lobanovski decide di prelevare i migliori calciatori dal resto dell'Ucraina: arrivano Evseev e Zavarov da Voroshilovgrad (oggi Lugansk), Yakovenko da Kharkiv, Chanov da Donetsk, Belanov da Odessa e Yaremchuk dallo SKA Kiev, militante nella "Serie B sovietica". Sta nascendo una nuova squadra pronta a portare nella capitale ucraina altri trofei in serie. Invincibile. Inarrestabile. Sta nascendo la squadra del Duemila.

Fonte: l'autore Davide Manca

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